CANBERRA – Il governo Albanese incasserà integralmente l’aumento delle entrate fiscali generato dalla guerra in Iran, scegliendo di destinare le risorse alla riduzione del debito invece che a nuove misure di sollievo per le famiglie.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha confermato che tutte le revisioni al rialzo delle entrate verranno accantonate, in una manovra finanziaria che punta alla prudenza in un contesto economico complesso. L’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, insieme a un’inflazione più elevata, dovrebbe portare circa 36 miliardi di dollari aggiuntivi nelle casse pubbliche nei prossimi quattro anni, secondo le stime dell’analista Chris Richardson.
Queste risorse serviranno soprattutto a contenere un debito federale destinato a raggiungere i mille miliardi di dollari nel prossimo anno finanziario. Allo stesso tempo, il governo utilizzerà tagli di spesa – tra cui una riduzione di circa 35 miliardi nel National Disability Insurance Scheme (NDIS) – per migliorare i conti pubblici e sostenere impegni già assunti, in particolare su sanità e difesa.
Chalmers ha cercato di ridimensionare le aspettative su eventuali interventi per il costo della vita. “Questo sarà il bilancio più responsabile del governo Albanese”, ha dichiarato, sottolineando che l’esecutivo intende risparmiare più di quanto spenderà.
Nonostante il miglioramento delle entrate, i margini restano limitati. L’inflazione, salita a marzo al 4,6% su base annua, continua a generare pressioni sui conti, sia tramite l’aumento dei costi di finanziamento sia per l’indicizzazione delle prestazioni sociali. Pensioni e sussidi legati al costo della vita comporteranno circa 9 miliardi di spesa aggiuntiva.
Il governo deve inoltre evitare interventi che possano alimentare ulteriormente l’inflazione, proprio mentre cresce la probabilità di nuovi aumenti dei tassi d’interesse da parte della Reserve Bank.
L’opposizione attacca la strategia dell’esecutivo. Il portavoce al Tesoro Tim Wilson accusa il governo di aver costruito un sistema che sfrutta l’inflazione per aumentare le entrate fiscali e finanziare la spesa. Secondo le sue stime, i lavoratori avrebbero perso potere d’acquisto negli ultimi anni, mentre il cosiddetto “bracket creep” - aumento dei salari che fa salire una persona in uno scaglione fiscale più alto, aumentando le tasse pagate anche se il potere d’acquisto reale non cresce - ha aumentato la pressione fiscale.
Il dibattito resta aperto anche su possibili modifiche alle agevolazioni fiscali sugli investimenti immobiliari (negative gearing) e sui capital gain. Alcuni economisti suggeriscono che eventuali maggiori entrate dovrebbero essere restituite sotto forma di riduzioni dell’imposta sul reddito.
Per ora, la linea del governo è chiara: consolidare i conti e limitare nuove spese, in attesa di una fase economica più stabile.