Italiani veri, anch’essi d’esempio a quanti si adagiano sul niente.

Dietro ogni vittoria c’è una incessante fatica quotidiana, sconosciuta ai più, che impreziosisce il naturale talento. Il riferimento agli hikikomori non è casuale. 

In questo alveo s’inserisce il ventunesimo scudetto conquistato dall’Inter con 3 giornate d’anticipo, di gran lunga la squadra più forte e solida di tutte le rivali. Una vittoria per distacco, alla Pongracic: +12 punti sul Napoli, +15 sul Milan, +17 sulla Juventus e così via.

Di negativo solo i ko nei derby.

Fra i tanti i protagonisti merita la prima pagina l’allenatore Chivu, chiamato a prendere il posto di Simone Inzaghi dopo la bruciante finale di Champions League e capace di tagliare il traguardo al primo tentativo. Inizialmente il tecnico intendeva cambiare modulo per verticalizzare il gioco e presentare agli avversari un volto diverso dal solito.

Poi ha cambiato idea per evitare di stravolgere la fisionomia di una squadra abituata a giocare con il 3-5-2 da cinque stagioni: ci sarà tempe per coniugare passato e futuro.

Resta la chicca del migliore attacco, quasi 2,4 gol di media a partita, a testimoniare la vocazione offensiva che fa da paradigma a tutti i grandi club europei, ma che in questa stagione è venuta meno in Serie A. In questa particolare classifica siamo dietro a tutti i maggiori campionati del Vecchio Continente, e non solo a questi. Un dato preoccupante, ribadito dalle 3 partite finite in bianco in questo turno.

Si diceva che questa Inter fosse al capolinea del suo ciclo. Valutazione sbagliata. Ma è inevitabile ritoccare la squadra, specie in difesa per l’età avanzata di Acerbi, De Vrij, l’addio di Sommer e la probabile cessione di Bastoni.

A centrocampo si rinnoverà l’inseguimento al romanista Konè tenuto conto che anche Mkhitaryan non è un giovincello. E in attacco comparirà un nome nuovo. Lo impone il ritorno alla Grande Europa dopo l’inopinata eliminazione ad opera del Bodo Glimt. In Duomo è festa grande.

Dietro i nuovi e vecchi campioni d’Italia, Milan e Juventus hanno giocato a ciapanò. I rossoneri hanno perso di brutto a Reggio Emilia contro il Sassuolo che va confermandosi la neopromossa con il punteggio più alto d’Europa.

È più di una rottura prolungata. Nelle ultime 7 giornate, giusto dopo il successo nel derby, gli uomini di Allegri hanno conquistato appena 7 punti sui 21 a disposizione. Alla luce di questo risultato, i bianconeri erano convinti di appaiare il Milan.

Invece sono stati bloccati sul pareggio dal brillante Verona retrocesso. Ne potrebbe approfittare la Roma che stasera se la vedrà con la Fiorentina. Fuori dai giochi appare il Como, protagonista d’una splendida cavalcata.

In coda il Lecce ha staccato la Cremonese, impegnata nel pomeriggio con la Lazio.