MILANO - Niente smentite, nemmeno conferme ufficiali, qualche messaggio tra le righe, ma soprattutto un’unica certezza:
il tema candidatura alla FIGC è delicato e Giovanni Malagò vuole prendere tempo. L’ex presidente del Coni ha lanciato un chiaro segnale su quello che sarà innanzitutto il proprio futuro: ancora non ha confermato la sua candidatura ufficiale per le prossime elezioni del 22 giugno, ma ha ribadito la piena consapevolezza dopo che 18 club di Serie A (poi diventati 19 col Verona, fuori invece la Lazio) lo hanno indicato come nome per il dopo Gravina. “Nei giorni scorsi mi è venuto a parlare qualche club amico - ha raccontato - io sto valutando questo ruolo con molta serietà e doverosa attenzione”, ma al momento ancora non si può parlare di candidatura ufficiale (la scadenza è prevista per il 13 maggio), come ribadito dallo stesso Malagò. A sorprendere è stata anche la conferma dei contatti avvenuti prima della finale playoff contro la Bosnia Erzegovina, sintomo di una situazione che già preoccupava tutto il mondo del calcio prima dell’eliminazione dell’Italia. “Non credo di dire qualcosa di nuovo, c’era preoccupazione. Non devo difendere né attaccare nessuno, il sistema deve essere rivisitato, non credo che tutte le persone che ci sono state finora abbiano fatto male”.
Mercoledì l’ex numero uno dello sport italiano ha avuto un incontro con ‘lassociazione calciatori e allenatori, un incontro definitivo “propositivo”. “È previsto che a breve incontri altri presidenti, ho già parlato al telefono con tutti, l’impressione è che le componenti tecniche siano propositive in termini di programma. Se nel caso dovessi andare avanti è normale che sentirò le richieste e i suggerimenti”. L’altra mancata smentita è arrivata sulìleventualità di coinvolgere eventuali ex calciatori, un modo diretto per poter rilanciare il calcio italiano. Sul nome del possibile commissario tecnico, invece, non si è voluto assolutamente sbilanciare smentendo il nome di Massimiliano Allegri come possibile guida tecnica degli azzurri a partire dalla prossima Nations League. L’attuale presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 ha poi continuato: “Il ministro Andrea Abodi? Ha detto una cosa condivisibile, è normale che se rimane tutto inalterato non credo che una persona possa incidere”. A livello puramente numerico, Malagò dovrà anche scontrarsi con Giancarlo Abete, ex numero della Federazione dal 2007 al 2014: tra Serie A ed eventuale B e Lega Pro, l’ex Coni potrà avere il 36% mentre Abete porta in dote il 34% soltanto dalla Lega Nazionale Dilettanti. La componente tecnica risulterà decisiva, tutto dipenderà dai programmi e dalle proposte che arriveranno nelle prossime settimane. Nel frattempo la politica avverte, col ministro dello Sport, Abodi: “Il calcio è rimasto dov’era, il resto dello sport si è evoluto, si è sviluppato, ha seminato e ora sta raccogliendo. Più che alla ricerca di un presidente dobbiamo andare alla ricerca di un assetto e di regole che consentano di prendere decisioni”. Intanto sarà sfida a due, con lobiettivo di rilanciare la Nazionale.