CANBERRA - David Sharaz è stato bandito dal National Press Club dopo il blitz di protesta che ha interrotto il discorso di Pauline Hanson il 17 giugno, durante la prima apparizione della leader di One Nation davanti all’istituzione in trent’anni di carriera politica.

Sharaz, rappresentante del gruppo attivista GetUp e marito dell’ex assistente parlamentare Brittany Higgins, è sotto esame per il suo presunto ruolo nell’incidente. Il National Press Club sostiene che abbia filmato il momento in cui uno striscione è stato calato alle spalle di Hanson, lasciando poi rapidamente la sala durante la confusione.

L’amministratore delegato del club, Maurice Reilly, ha confermato oggi di avere respinto la domanda di adesione di Sharaz e di avergli vietato la partecipazione a eventi futuri. “Non è il benvenuto al club in futuro”, ha dichiarato in una nota. Sharaz non avrebbe ricevuto comunicazioni dirette su modifiche alla propria richiesta di iscrizione.

Hanson stava pronunciando il suo intervento al National Press Club quando uno striscione è apparso dietro di lei. Il messaggio accusava la senatrice di essersi opposta a un aumento salariale per i lavoratori mentre accettava per sé un incremento di 100mila dollari.

Secondo il club, due persone si sarebbero introdotte nell’edificio di Canberra e avrebbero installato uno schermo a caduta davanti al media wall e al light box usati per gli eventi. Lo striscione apposto sulllo schermo sarebbe poi stato fatto calare tramite un dispositivo remoto.

GetUp ha rivendicato l’azione, sostenendo di avere colto una rara occasione per portare il proprio messaggio davanti a un pubblico nazionale. In un’email, il gruppo ha scritto che il National Press Club rappresentava per Hanson “il più grande palco” mai avuto, con tutti i principali media presenti nella sala. L’obiettivo, secondo GetUp, era mostrare il suo “vero curriculum” proprio mentre la leader di One Nation cercava di presentarsi come voce degli elettori comuni.

La polizia dell’Australian Capital Territory continua a indagare sull’accesso non autorizzato e sull’interferenza con le attrezzature del National Press Club. Reilly ha detto che il club valuterà eventuali azioni legali dopo l’esito dell’indagine.

Il caso aggiunge un nuovo capitolo al confronto tra attivismo politico, sicurezza degli eventi pubblici e accesso agli spazi istituzionali della stampa. Per il National Press Club, il punto centrale non è il contenuto della protesta, ma il modo in cui sarebbe stata organizzata dentro una sede che ospita leader politici, giornalisti e rappresentanti pubblici.