HONG KONG - Un’ulteriore e pesante condanna si abbatte su Joshua Wong, uno dei volti più noti e simbolo del movimento democratico di Hong Kong. L’attivista trentenne è stato condannato giovedì a dieci anni di prigione per collusione con potenze straniere, al termine del suo secondo processo celebrato sulla base della controversa legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Wong, diventato celebre a livello internazionale nel 2014 durante le proteste della “Rivoluzione degli ombrelli”, si trova in carcere ininterrottamente dal novembre 2020 e, in base al nuovo verdetto, la sua scarcerazione non avverrà prima della fine del 2036.
La decisione dei giudici ha scatenato un’ondata di sdegno e di condanne internazionali da parte degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e delle organizzazioni per i diritti umani, mentre le autorità di Pechino e di Hong Kong hanno difeso con fermezza l’operato della magistratura locale.
Wong avrebbe dovuto riottenere la libertà nel gennaio 2027, dopo aver scontato una condanna a quattro anni e otto mesi per sovversione rimediata nel più grande processo sulla sicurezza nazionale celebrato in città. Tuttavia, nel giugno 2025 le autorità giudiziarie dell’ex colonia britannica avevano formulato un nuovo capo di imputazione, accusandolo di aver collaborato con Paesi e organizzazioni straniere per promuovere sanzioni contro la Cina e il centro finanziario asiatico.
L’accusa contestata prevedeva teoricamente l’ergastolo. Il tribunale ha stabilito una pena iniziale di tredici anni di reclusione, successivamente ridotta a dieci anni a seguito della dichiarazione di colpevolezza resa dall’imputato. In una lettera presentata ai giudici per sollecitare una riduzione della pena, visionata dall’agenzia Afp, Wong ha confidato la sensazione di essere tornato al punto di partenza dopo aver sperato in una scarcerazione nel 2027, aggiungendo tuttavia che il suo futuro non sarà definito dal passato e che gli anni trascorsi in prigione hanno rappresentato “le lezioni più profonde” della sua vita.
La vicenda si inserisce nel più ampio quadro della stretta giudiziaria contro l’opposizione democratica, che a febbraio ha visto anche la condanna a vent’anni di carcere per Jimmy Lai, fondatore dello storico quotidiano filodemocratico Apple Daily.
L’udienza conclusiva si è svolta in un contesto di rigido controllo e massiccio presidio delle forze di polizia all’esterno del tribunale. Presentatosi in aula in modo calmo, con indosso una camicia blu e occhiali neri, Wong ha salutato con un cenno del capo i sostenitori presenti tra il pubblico. Al termine della lettura della sentenza, l’attivista ha ringraziato i presenti salutandoli con la mano prima di essere scortato fuori dagli agenti. Diversi sostenitori sono scoppiati in lacrime.
La parabola politica di Joshua Wong comincia quando era appena un adolescente. Nel 2012, a soli 15 anni, l’attivista guidò le proteste studentesche contro l’introduzione di un programma di educazione nazionale accusato di indottrinamento politico. Due anni dopo divenne uno dei leader della “Rivoluzione degli ombrelli”, che paralizzò il centro finanziario per chiedere elezioni democratiche, e nel 2016 contribuì a fondare il partito Demosistō.
Secondo l’accusa, le attività di pressione internazionale sanzionate dalla nuova condanna sarebbero iniziate nel 2016 e avrebbero riguardato, tra l’altro, la collaborazione con l’attivista in esilio Nathan Law per promuovere sanzioni ed esterne sollecitazioni. Durante le imponenti proteste del 2019, Wong prese parte a una delegazione negli Stati Uniti a sostegno dell’adozione di sanzioni contro i funzionari responsabili di violazioni dei diritti umani a Hong Kong, poi approvate dal Congresso statunitense.
L’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale nel giugno 2020 ha riconfigurato radicalmente il panorama politico cittadino, introducendo pene severe per reati di secessione, sovversione, terrorismo e collusione estera, portando allo scioglimento dei gruppi d’opposizione, alla chiusura dei media indipendenti e alla fuga all’estero di numerosi dissidenti.
La condanna ha riaperto le tensioni diplomatiche attorno allo status dell’ex colonia. Dal fronte statunitense, il consolato Usa a Hong Kong ha affermato che il verdetto dimostra come Pechino “sia disposta a spingersi fino a misure estreme per mettere a tacere chi difende le libertà fondamentali”.
Anche l’Unione Europea ha preso una posizione netta attraverso il portavoce della Commissione per gli Affari esteri, Anouar El Anouni. Il portavoce ha dichiarato che l’Ue “deplora” la condanna e chiede la “immediata liberazione” di Wong. Ha poi sottolineato che “la tempistica delle accuse e la loro natura politica dimostrano un deterioramento dello stato di diritto a Hong Kong e aggravano ulteriormente la reputazione internazionale della città“. El Anouni ha infine sollecitato le autorità a rispettare il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, preservando il principio “un Paese, due sistemi”.
Allo stesso tempo, si registrano le reazioni di organizzazioni per i diritti umani e altri governi della regione. Human Rights Watch ha definito la pena “crudele e ingiusta”, chiedendo sanzioni mirate contro i funzionari responsabili della repressione, mentre Taiwan ha denunciato quella che considera una “persecuzione politica senza fine”.
Di segno opposto la replica del Ministero degli Esteri cinese, che ha ribadito il pieno sostegno alla magistratura locale richiamando i governi esteri a “rispettare la sovranità della Cina e il sistema giuridico di Hong Kong, smettere di rilasciare dichiarazioni irresponsabili e cessare qualsiasi interferenza negli affari giudiziari”. Sulla stessa linea il capo dell’esecutivo di Hong Kong, John Lee, secondo il quale l’attivista ha manifestato un “totale disprezzo per la legge”.
Secondo Steve Tsang, direttore del China Institute della SOAS University di Londra, la vicenda testimonia il totale e stretto controllo assento da Pechino sulla città, senza prospettive di un ritorno al clima politico antecedente al 2019. Scontata interamente la nuova pena alla fine del 2036, Joshua Wong uscirà dal carcere all’età di 40 anni.