TORINO - La polizia di Stato sta eseguendo 16 misure cautelari nei confronti di militanti dell’area antagonista accusati di aver partecipato ai violenti scontri del 31 gennaio 2026 a Torino, durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Tra i reati contestati figurano tentato omicidio, danneggiamento aggravato e lesioni aggravate. 

L’operazione è scattata nelle prime ore di giovedì 5 novembre ed è condotta dalla Digos della Questura di Torino, diretta da Rita Fabretti, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. 

I provvedimenti, disposti dalla giudice per le indagini preliminari Giulia Caveglia, comprendono custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari, divieti di dimora a Torino e obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. 

Alcuni degli indagati risiedono fuori dal capoluogo piemontese. Sono inoltre in corso perquisizioni in Piemonte, Lombardia e Toscana. 

Tra i destinatari delle misure figura un manifestante accusato di aver partecipato all’assalto a un mezzo blindato della polizia, incendiato mentre un agente si trovava ancora a bordo. Per questo episodio la Procura contesta anche il tentato omicidio. 

Un altro indagato è accusato di aver preso parte al gruppo che accerchiò e aggredì un poliziotto, colpendolo con calci e martellate dopo avergli sottratto il casco e lo scudo. 

Gli scontri risalgono al 31 gennaio, quando migliaia di persone avevano partecipato a una manifestazione nazionale contro lo sgombero dello storico centro sociale di corso Regina Margherita 47, avvenuto il 18 dicembre 2025 dopo circa trent’anni di occupazione. 

Durante il corteo, gruppi di manifestanti a volto coperto si erano diretti verso l’edificio sgomberato, dove erano schierate le forze dell’ordine. 

Secondo la ricostruzione degli investigatori, per circa due ore gli agenti erano stati bersagliati da lanci di pietre, bottiglie, razzi, bengala e bombe carta ed erano state costruite barricate con cassonetti incendiati per ostacolare l’avanzata dei reparti di polizia. 

Durante i disordini era stato dato alle fiamme un mezzo del Reparto mobile, mentre un altro agente era stato isolato e picchiato da un gruppo di persone, anche con un martello. 

Il bilancio delle violenze era stato di 103 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, con prognosi fino a 100 giorni. Erano stati inoltre danneggiati esercizi commerciali, automobili, condomini e arredi urbani. 

L’inchiesta aveva già portato, nell’ottobre scorso, a 14 perquisizioni in diverse province italiane e alla notifica di 19 decreti di fissazione degli interrogatori preventivi, nell’ambito della procedura che precede l’eventuale applicazione di alcune misure cautelari. 

La Procura aveva chiesto provvedimenti nei confronti di 19 persone. La giudice ne ha accolti 16, ritenendo sussistenti i presupposti per applicare misure di diversa gravità. 

Nell’ordinanza, secondo quanto emerge dalle prime ricostruzioni, Caveglia sostiene che le violenze non siano state un’esplosione improvvisa di tensione, ma il risultato di un’azione preparata in anticipo da una parte dei partecipanti. 

Gli investigatori ritengono infatti che il materiale utilizzato negli scontri fosse stato raccolto e organizzato prima della manifestazione. 

Le misure eseguite giovedì rappresentano quindi un nuovo passaggio dell’inchiesta sui disordini di gennaio, con l’attenzione concentrata soprattutto sull’assalto al blindato e sull’aggressione al poliziotto rimasto isolato durante gli scontri.