ROMA - La Prima Corte d’assise di Roma ha condannato in primo grado all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno Francis Kaufmann, cittadino americano di 47 anni, per l’omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda di appena 11 mesi.

I corpi delle due vittime erano stati trovati il 7 giugno 2025 nel parco di Villa Pamphili, nella Capitale. 

La Corte della Capitale ha accolto la richiesta della Procura, riconoscendo in primo grado la responsabilità dell’imputato per il duplice omicidio e l’occultamento di cadavere.  

Durante la requisitoria, il pubblico ministero Antonio Verdi aveva descritto Kaufmann, conosciuto anche come Rexal Ford, come “un narcisista patologico, un manipolatore e un impostore”, ma anche una persona “lucida e razionale”.  

Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo avrebbe ucciso prima la compagna e successivamente la bambina. I corpi delle vittime erano stati ritrovati a circa cento metri di distanza. 

Dal processo è emerso che la famiglia viveva da oltre un mese nel parco, dormendo in sistemazioni di fortuna. Kaufmann, che tentava senza successo di inserirsi nel mondo del cinema, era stato fermato almeno tre volte dalle forze dell’ordine.  

L’ultimo controllo risale al 5 giugno 2025, quando l’uomo si trovava in strada con la figlia e appariva visibilmente ubriaco. Secondo la Procura, in quel momento Anastasia era già morta. 

Il magistrato ha criticato l’operato degli agenti, sostenendo che un intervento diverso avrebbe potuto salvare la bambina. Una passante, infatti, aveva allertato i poliziotti, insospettita dal modo con cui Kaufmann interagiva con la bambina. Ma alle sue insistenze non venne dato peso, anzi fu persino redarguita.

Anche l’associazione Differenza Donna, costituita parte civile nel processo, aveva chiesto di accertare eventuali omissioni nei meccanismi di protezione delle vittime. 

Il procedimento era stato temporaneamente sospeso dopo una perizia psichiatrica che aveva rilevato l’incapacità dell’imputato di partecipare al processo. In seguito a un percorso terapeutico e farmacologico, i giudici avevano disposto la ripresa del dibattimento, ritenendo le sue condizioni compatibili con la detenzione, pur raccomandando un costante monitoraggio clinico.