WASHINGTON - Ci sono stati tre grandi sconfitti alle elezioni di metà mandato di martedì negli Stati Uniti: Donald Trump, Elon Musk e i data center. Le enormi strutture che ospitano i semiconduttori necessari ad alimentare l’intelligenza artificiale e i servizi online si sono trovate al centro di consultazioni elettorali in almeno 40 giurisdizioni dislocate in dieci Stati.

Urne alla mano, gli elettori hanno espresso una netta opposizione alla costruzione di questi giganteschi complessi, divenuti uno dei simboli dell’espansione aggressiva dell’industria tecnologica. 

Nel solo Ohio, almeno 14 amministrazioni comunali hanno approvato divieti o restrizioni alla loro realizzazione; tra queste figura Sunbury, dove Amazon ha proposto un progetto da due miliardi di dollari. Nel Maine, otto comuni hanno varato moratorie temporanee.

Analogamente, a Emporia (Kansas), dove era stato ipotizzato un data center su una superficie di circa 405 ettari con una capacità potenziale di un gigawatt, la cittadinanza ha votato a favore di un divieto sulle infrastrutture ad alto impatto.

Gli elettori hanno così ratificato la gran parte delle misure restrittive sottoposte al voto, con una sola significativa eccezione a Harwood, nel North Dakota, dove la popolazione ha respinto l’introduzione di ulteriori limiti. 

Anche laddove i data center non figuravano esplicitamente sui tabelloni elettorali, il voto ha premiato le candidature apertamente ostili alla loro espansione.

In Texas, la democratica Gina Hinojosa, protagonista di una storica vittoria nella corsa alla carica di governatore contro il repubblicano Greg Abbott, ha promesso l’introduzione di una moratoria sulle autorizzazioni, accompagnata da restrizioni più severe e da un maggior coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni d’insediamento.

Negli ultimi scorci di mandato, lo stesso Abbott aveva tentato di intercettare questo malumore chiedendo di azzerare i sussidi sull’elettricità destinati a queste strutture, segnando un’inversione di rotta rispetto al suo storico sostegno al settore. 

Promesse di moratoria sono giunte anche dalle neo-elette governatrici Keisha Lance Bottoms in Georgia e Amy Acton in Ohio, confermando una linea d’azione sempre più condivisa. 

La contrarietà ai complessi per l’elaborazione dati è cresciuta negli ultimi mesi sino a diventare una questione bipartisan. Già a maggio, il governatore repubblicano della Florida, Ron DeSantis, aveva firmato una legge recante una rigorosa regolamentazione per gli impianti di grandi dimensioni. 

Ad alimentare questa resistenza trasversale sono soprattutto le preoccupazioni legate agli ingenti consumi di energia elettrica e acqua, all’impatto ambientale e alle ripercussioni sul tessuto sociale locale. Nella percezione di parte dell’opinione pubblica, i data center rappresentano inoltre il simbolo della concentrazione di ricchezza e risorse nelle mani dei colossi del tech.

“I data center nello spazio cominciano a sembrare una soluzione piuttosto allettante”, ha commentato su X Elon Musk, che ha investito oltre 400 milioni di dollari a sostegno dei candidati conservatori. 

I risultati elettorali rischiano ora di tramutarsi in un freno concreto per l’infrastruttura tecnologica statunitense. L’analista Dan Ives ha sottolineato al Guardian la portata dell’impatto: “Non c’è modo di indorare la pillola: la conquista del controllo del Congresso da parte dei democratici, soprattutto del Senato, creerà ostacoli significativi per la legislazione sull’intelligenza artificiale e sulla tecnologia a Washington nei prossimi due anni”. 

Ives ha espresso forte apprensione in particolare per l’affermazione di Hinojosa in Texas, area fondamentale per i piani dell’industria: “La principale preoccupazione per gli investitori tecnologici e per chi punta sull’intelligenza artificiale riguardava il Texas, dal quale proverrà tra il 25 e il 30 per cento della nuova capacità dei data center, espressa in gigawatt”. L’affermazione delle posizioni favorevoli a limiti più stringenti e l’approvazione delle restrizioni locali aumentano così l’incertezza sui massicci investimenti pianificati dal comparto.