ASUNCIÓN – Il presidente del Paraguay, Santiago Peña, ha presentato questo giovedì le proprie dimissioni, travolto dal collasso di Ueno Bank, la prima banca interamente digitale del Paese, con il cui gruppo di controllo aveva mantenuto legami societari fino allo scorso anno.
L’annuncio è arrivato a mezzogiorno, attraverso un messaggio registrato, mentre la Camera dei deputati discuteva la sua messa in stato d’accusa.
“Ho preso la decisione di presentare le mie dimissioni dalla presidenza della Repubblica. Lo faccio pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche”, ha dichiarato il presidente, che ha anche chiesto scusa per eventuali errori commessi.
Poco dopo, il ministro dell’Interno, Enrique Riera, ha consegnato la lettera formale al Congresso.
Le dimissioni non hanno fermato il procedimento di impeachment. Con 78 voti a favore e nessuno contrario, la Camera dei deputati ha approvato l’atto d’accusa per cattivo esercizio delle funzioni, presentato il giorno precedente da 35 parlamentari dell’opposizione e dissidenti del Partito Colorado, e lo ha trasmesso al Senato, che svolge la funzione di tribunale.
La stessa maggioranza di governo che ha sostenuto l’accusa contro Peña ha respinto, con 48 voti contrari e 30 favorevoli, quella nei confronti del vicepresidente Pedro Alliana, incluso nella richiesta originaria. È stata così spianata la strada alla sua assunzione della presidenza, per completare il mandato che scade nell’agosto 2028.
L’ultima parola sulle dimissioni spetta al Congresso riunito in seduta congiunta delle due Camere, dove è sufficiente la maggioranza semplice dei presenti. La seduta è stata convocata per questo pomeriggio e, secondo quanto anticipato dal presidente della Camera dei deputati, Raúl Latorre, il piano è accettare le dimissioni e far prestare subito dopo giuramento ad Alliana.
Successivamente, i parlamentari dovranno eleggere un nuovo vicepresidente, incarico per il quale circolano i nomi dei senatori del Partito Colorado Antonio Barrios e Gustavo Leite. Dal partito di governo sostengono che respingere le dimissioni prolungherebbe l’incertezza fino a un mese, il tempo che potrebbe richiedere il processo politico al Senato.
Da questa decisione dipende il futuro giudiziario di Peña. L’articolo 189 della Costituzione paraguaiana attribuisce agli ex presidenti eletti democraticamente la carica di senatore a vita, con diritto di parola ma senza diritto di voto, salvo che siano stati rimossi dall’incarico attraverso un processo politico.
Le dimissioni gli permetterebbero di rivendicare quel seggio e, con esso, l’immunità parlamentare: per sottoporlo a procedimento penale sarebbe necessaria la revoca dell’immunità con il voto dei due terzi del Senato. Per questo l’opposizione, con esponenti come la senatrice Esperanza Martínez (Frente Guasu) e il collega Líder Amarilla (Plra), ha anticipato che voterà contro l’accettazione delle dimissioni, denunciando un accordo per garantirgli l’impunità.
Una condanna nel processo politico, che richiede 30 voti sui 45 del Senato, gli farebbe perdere la carica di senatore a vita e lo lascerebbe a disposizione della magistratura senza ulteriori procedure. Il precedente più vicino è quello di Raúl Cubas Grau, che nel 1999 si dimise durante un procedimento di messa in stato d’accusa, dopo l’assassinio del vicepresidente Luis María Argaña.
La svolta decisiva è stata politica. Il Partito Colorado, che governa il Paraguay quasi senza interruzioni da sette decenni, ha abbandonato Peña nel giro di poche ore. Il suo presidente, l’ex capo dello Stato Horacio Cartes, padrino politico di Peña, ha annunciato nelle prime ore della giornata che il partito avrebbe sostenuto la messa in stato d’accusa.
Sulla stessa linea si sono schierati il presidente del Congresso, Basilio Núñez, e il capogruppo della maggioranza al Senato, Natalicio Chase. Da tre giorni migliaia di risparmiatori, pensionati e studenti protestavano nel centro di Asunción.
La crisi è esplosa lunedì, quando la Banca centrale del Paraguay (Bcp) ha avviato una procedura di risoluzione nei confronti di Ueno, dopo aver constatato che il suo indice di solvibilità era sceso al di sotto della metà del minimo richiesto. Secondo l’autorità monetaria, le prime irregolarità individuate riguardavano prestiti concessi a imprese del Grupo Vázquez, proprietario della banca, che ne avevano compromesso la liquidità.
Quella stessa sera Peña ha chiesto le dimissioni del presidente della Bcp, Carlos Carvallo, che prima di assumere l’incarico aveva presieduto Financiera Ueno, l’istituto da cui era nata la banca. Successivamente, il Senato ha respinto il candidato proposto dall’esecutivo per sostituirlo, Raúl Vera Bogado, e l’istituto è stato affidato al direttore Pedro Acosta come presidente ad interim.
L’impatto sociale è enorme. Ueno conta circa tre milioni di clienti in un Paese di poco più di sei milioni di abitanti, tra cui circa 32mila pensionati dell’Instituto de Previsión Social (Ips), e gestiva due pagamenti elettronici su tre nei grandi esercizi commerciali, secondo la Camera degli importatori.
Stando alla stampa locale, inoltre, la banca amministrava circa 850 milioni di dollari di fondi pubblici e previdenziali, i cui depositi erano aumentati notevolmente durante il governo Peña. Una legge d’emergenza ha autorizzato il pagamento anticipato del Fondo di garanzia dei depositi, fino a 121,7 milioni di guaraní per risparmiatore, che dovrebbe iniziare questo venerdì.
Sul fronte penale, la Procura ha incriminato 27 persone, tra cui il principale azionista, Miguel Vázquez, sottoposto a custodia cautelare in carcere insieme ad altri cinque indagati. Nella sua abitazione, secondo quanto rivelato dal quotidiano Abc Color, gli investigatori hanno trovato un documento contenente un presunto piano per pilotare appalti pubblici per 241 milioni di dollari.
Il pubblico ministero ha inoltre confermato di stare esaminando una denuncia contro Peña, che nel 2025 aveva venduto la propria partecipazione in Ueno Holding dopo una serie di inchieste giornalistiche e ha sempre negato qualsiasi rapporto con la banca.