TEHERAN - Tra minacce incrociate e stallo diplomatico, i negoziati tra Stati Uniti e Iran entrano in una nuova e tesa fase di attesa.

Il presidente Donald Trump ha annunciato ufficialmente il lancio di “Project Freedom”, un’operazione militare mirata a liberare le navi commerciali neutrali rimaste “arenate” da settimane nello Stretto di Hormuz a causa del blocco iraniano. 

“Paesi di tutto il mondo, quasi tutti estranei alla disputa mediorientale in corso, hanno chiesto agli Stati Uniti di intervenire per liberare le loro navi”, ha dichiarato Trump, precisando che le forze statunitense “guideranno” le imbarcazioni fuori dallo stretto. 

La risposta della Repubblica Islamica non si è fatta attendere. Ebrahim Azizi, presidente della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, ha avvertito che qualsiasi interferenza statunitense nel regime marittimo dello Stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco. I vertici militari iraniani hanno rincarato la dose, minacciando attacchi diretti alle forze statunitensi qualora si avvicinassero all’area. 

Parallelamente, le trattative diplomatiche faticano a decollare. Attraverso la mediazione del Pakistan, Teheran ha proposto un piano in 14 punti per porre fine alle ostilità entro 30 giorni.

La proposta iraniana include la fine delle sanzioni e del blocco navale, oltre alla cessazione del conflitto in Libano. Tuttavia, resta irrisolto il nodo nucleare, poiché il documento è privo di riferimenti al programma di arricchimento dell’uranio, un dossier che Washington considera invece prioritario e imprescindibile. 

Trump, parlando all’emittente Kan News, ha definito la proposta “inaccettabile”, pur mantenendo uno spiraglio aperto: “I miei rappresentanti stanno avendo colloqui che potrebbero portare a qualcosa di molto positivo per tutti”. 

In questo scenario si inserisce il duro intervento del Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, che ha lanciato un ultimatum diplomatico a Pechino in vista dell’imminente visita di Trump in Cina. Bessent ha accusato apertamente Pechino di essere il principale finanziatore del terrorismo globale attraverso l’acquisto del 90% dell’energia iraniana.

“L’Iran è il più grande sponsor statale del terrorismo e la Cina, acquistando il loro petrolio, lo sta finanziando”, ha dichiarato Bessent a Fox News. 

Il Segretario ha poi ribadito la fermezza della posizione americana sul controllo marittimo, affermando che gli iraniani non hanno il controllo di Hormuz e che gli Stati Uniti detengono il controllo assoluto dello stretto e lo stanno aprendo. Parallelamente, Bessent ha lanciato un appello alla diplomazia, esortando la Cina a usare la propria influenza su Teheran per sbloccare la crisi e vedere se Pechino riuscirà a convincere gli iraniani ad aprire lo stretto. 

La tensione si riflette anche nelle aule delle Nazioni Unite. Bessent ha aspramente criticato Cina e Russia per aver posto il veto a una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza che condannava il blocco iraniano. L’ambasciatore cinese Fu Cong ha giustificato la mossa definendo il testo “sbilanciato” e incapace di affrontare le cause profonde del conflitto. 

Mentre Trump prosegue con la sua campagna di “massima pressione”, Pechino continua a opporsi a quelle che definisce “sanzioni unilaterali illecite”, promettendo di difendere fermamente gli interessi delle proprie aziende legate al commercio di petrolio con l’Iran. La prossima settimana, l’incontro a Pechino tra Trump e Xi Jinping sarà l’occasione decisiva per verificare se la diplomazia potrà prevalere sul confronto militare.