MILANO - Era ormai solo questione di tempo, e adesso il momento del trionfo è arrivato. Battendo il Parma (ma sarebbe bastato anche il pareggio) la grande festa per il 21° scudetto è esplosa, prima a San Siro e poi fino alle prime ore del mattino in Piazza del Duomo, epicentro della gioia interista. Una vittoria che in pochi avrebbero immaginato solamente un anno fa, quando dalle macerie di una stagione finita malissimo tentava faticosamente di riemergere una squadra distrutta nel morale prima ancora che nel fisico, con un allenatore poco più che debuttante che doveva provare a rimettere insieme i cocci e ripartire.
Ecco perché quello appena conquistato è uno scudetto tanto inatteso quanto bellissimo, proprio perché nato dalla sofferenza della passata stagione e passato attraverso la burrasca di un’estate surreale, in cui immaginare un finale simile era semplicemente follia. Invece l’Inter ce l’ha fatta, e dopo due terzi di campionato a lottare con Milan e Napoli, nel finale la squadra di Cristian Chivu ha mollato gli ormeggi e si è messa a navigare con il vento in poppa, lasciando tutti indietro per prendersi un successo meritatissimo.
“Abbiamo sofferto tanto - la sintesi del capitano Lautaro Martinez - non era semplice ripartire dopo la stagione scorsa, che è stata molto dura perché abbiamo perso tutto. Magari all’inizio non ci davano così tanto favoriti ma abbiamo lavorato tantissimo e siamo riusciti a fare qualcosa d’importante". È stato soprattutto lo scudetto di Chivu, che ha fatto centro al primo colpo, ma che soprattutto ha avuto il merito di rivitalizzare una squadra a pezzi, toccando le corde giuste e avendo l’umiltà di non stravolgere tutto, rinunciando a certe scelte tattiche (come la difesa a quattro o l’utilizzo di un trequartista) per dare continuità a quanto fatto negli ultimi anni: “Ha portato nuove energie, entusiasmo - ha detto Lautaro -. Anche con Simone Inzaghi abbiamo fatto quattro anni impressionanti, ma quest’anno ci serviva un cambio d’aria. Dopo quella finale è arrivato il mister e ci ha dato nuove energie, dentro al gruppo ha portato il sorriso a tutti, anche in allenamento". Meriti ribaditi anche dal presidente Giuseppe Marotta: “È lo scudetto di Chivu e della squadra. Abbiamo scelto il romeno con coraggio, aveva un curriculum da calciatore vincente e allenatore vincente in Primavera. Skills che ci hanno portato a decidere tranquillamente, potrà essere all’Inter per molti anni. Lo scudetto è un sogno che si è realizzato”.
Chivu si gode il trionfo, suo e della sua squadra, lui che ha sempre avuto la massima fiducia in un gruppo che da inizio anno è cresciuto tantissimo: “A un certo punto abbiamo fatto 14 vittorie in 15 partite, lì abbiamo capito che potevamo farcela - ha detto l’allenatore -. Abbiamo superato momenti difficili come l’eliminazione dalla Champions con il Bodo o la sconfitta nel derby, ma siamo rimasti in piedi a testa alta, cercando di rimanere sempre competitivi. Io nella storia dell’Inter? Forse lo ero anche prima, qualcosina ho vinto... il merito è di questi giocatori che hanno dovuto subire la narrazione dell’anno scorso, la delusione, gli sfottò di chi cerca sempre di denigrare questa squadra. È una pagina importante della storia di questa grandiosa società”. Che guarda già al futuro, la grande forza di chi considera la vittoria come un punto di partenza e non d’arrivo: “Abbiamo le idee chiare su come agire grazie anche al confronto con la proprietà che ci detterà le linee guida - ha detto Marotta -. Ci sono giocatori bravi che possono essere ideali per il nostro gioco, come stranieri d’esperienza: serve il giusto mix, solo con i giovani non si vince”.
Sui prossimi obiettivi, invece, ha aggiunto: “La Champions League è un obiettivo straordinario che tutti vorrebbero vincere. Sicuramente l’anno prossimo proveremo a migliorare le nostre performance in Europa. La Coppa Italia? Sarebbe bello poter vincere anche questa competizione per avere il diritto alla stellina per le 10 coppe. È un appuntamento importante, affascinante, che proveremo a onorare nel migliore dei modi”.