PECHINO - In un contesto segnato da frammentazione geopolitica e tensioni commerciali, le terre rare, il gallio e il magnesio ad alta purezza sono diventati il cuore pulsante della sicurezza economica globale. I paesi dell’Asia-Pacifico stanno accelerando le strategie per ridurre la dipendenza dalla Cina, non più solo nell’estrazione, ma nell’intera catena del valore. 

La Banca asiatica di sviluppo (Adb), durante la sua 59ma riunione annuale a Samarcanda (Uzbekistan), ha lanciato una nuova facility finanziaria, dedicata a rafforzare le catene di approvvigionamento dei materiali critici. 

L’obiettivo dell’iniziativa è trasformare i Paesi della regione da semplici fornitori di materie prime a centri avanzati di raffinazione, lavorazione e riciclo. Per sostenere questo passaggio, il Giappone ha già stanziato 20 milioni di dollari, seguito dal Regno Unito con un impegno di 1,6 milioni.  

In merito alla visione del progetto, il presidente dell’Adb Masato Kanda ha sottolineato come la regione debba riuscire a catturare i posti di lavoro e la tecnologia legati a questi minerali strategici. 

Mentre la Cina detiene le maggiori riserve mondiali, il suo vero potere risiede nel processamento industriale, una leva utilizzata recentemente per rispondere alle pressioni di Washington e Tokyo attraverso restrizioni all’export.  

Per contrastare questa vulnerabilità, Giappone e Australia hanno annunciato a Canberra un rafforzamento della cooperazione sui materiali critici, definendolo un “pilastro centrale” della loro sicurezza nazionale. Sono stati individuati sei progetti strategici incentrati su terre rare, recupero del gallio e produzione di magnesio ad alta purezza per diversificare materialmente le forniture globali. 

A Samarcanda, Kanda ha esortato i leader ad agire insieme per costruire sistemi “profondamente connessi e resilienti” in un mondo frammentato. Per sostenere questa visione, l’Adb ha lanciato un massiccio programma da 70 miliardi di dollari. Il piano include un’iniziativa da 50 miliardi di dollari per realizzare una rete elettrica panasiatica, con l’obiettivo di integrare le energie rinnovabili oltre i confini e rafforzare la sicurezza energetica.  

A questa si affianca un’ulteriore iniziativa da 20 miliardi per espandere la connettività digitale transfrontaliera, colmando il divario tecnologico e stabilizzando le reti di scambio nella regione. 

L’instabilità globale, alimentata dai conflitti in Medio Oriente, pesa sulle previsioni di crescita della regione. L’Adb stima un rallentamento della crescita dell’Asia in via di sviluppo al 4,7% quest’anno, con un’inflazione in salita al 5,2%. 

In caso di un’ulteriore escalation bellica con un’impennata dei prezzi del petrolio a maggio 2026, lo scenario economico potrebbe peggiorare drasticamente. In questo contesto critico, la crescita dell’Asia-Pacifico in via di sviluppo subirebbe un rallentamento fino al 4,0% nel 2027, mentre l’inflazione potrebbe raggiungere un picco potenziale del 7,4% già nel corso del 2026. 

La sfida dei materiali critici non è solo una questione estrattiva, ma una prova di sovranità industriale. Per l’Asia-Pacifico, l’indipendenza dalla Cina passa inevitabilmente per lo sviluppo di capacità interne di trasformazione e riciclo, sostenute da investimenti coordinati e nuove reti transfrontaliere.