ROMA - La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sull’abbordaggio della Global Sumud Flotilla da parte delle autorità israeliane, avvenuto il 29 aprile scorso in acque internazionali al largo di Creta.  

I pm procedono contro ignoti per sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio, sulla base di esposti e testimonianze presentati dai legali degli attivisti. 

Il procedimento, affidato dal procuratore Francesco Lo Voi al sostituto Stefano Opilio, riguarda quanto accaduto durante la missione diretta verso Gaza. Un fascicolo analogo era già stato aperto a Roma per la prima missione della Flotilla dello scorso ottobre, anche in quel caso con ipotesi di reato legate al sequestro di persona, alla rapina e al danneggiamento con pericolo di naufragio.   

Al centro dei nuovi accertamenti ci sono anche le posizioni di Thiago de Avila e Saif Abukeshek Abdelrahim, tuttora detenuti in Israele dopo essere stati prelevati dalle forze di sicurezza israeliane, mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni battenti bandiera italiana. Per loro il tribunale di Ashkelon ha prorogato di due giorni la detenzione nel carcere di Shikma e una nuova udienza è prevista per domani. 

Nell’esposto presentato dal gruppo legale che assiste Abdelrahim Abukeshek in Italia, le avvocate ricostruiscono l’intervento sulla barca Eros 1, che si trovava “in acque internazionali prospicienti l’isola di Creta”, quando sarebbe stata avvicinata da un mezzo militare israeliano. Secondo l’atto, “personale militare non meglio identificato ha proceduto al prelevamento forzato di Abukeshek e degli altri membri dell’equipaggio”. 

Le condizioni di detenzione denunciate dagli attivisti sono un altro fronte del caso. I legali di Adalah hanno incontrato De Avila e Abukeshek, al sesto giorno di sciopero della fame, entrambi in isolamento totale. In una nota, Adalah riferisce che le celle sono illuminate in modo costante 24 ore su 24 e che i detenuti vengono bendati quando sono spostati fuori dalle celle, anche per le visite mediche. 

De Avila, che ha scritto una lettera alla figlia, avrebbe raccontato di interrogatori ripetuti e molto lunghi, durante i quali avrebbe ricevuto minacce di morte. Altri partecipanti alla missione denunciano violenze e abusi durante l’abbordaggio.  

“Hanno fatto ciò che volevano con noi”, ha raccontato Salim Malla, docente basco e membro della Flotilla, riferendo di armi puntate, laser sulle teste, persone in ginocchio e attivisti ammassati in container. 

Gli inquirenti romani valuteranno gli esposti acquisiti e, per il fascicolo relativo alla prima missione della Flotilla, è prevista una richiesta di rogatoria a Israele.