CANBERRA - L’immigrazione netta in Australia è diminuita leggermente nel 2025, ma resta sopra le previsioni contenute del documento finanziario federale mentre il tema degli arrivi dall’estero alimenta lo scontro politico tra Partito laburista, Coalizione e One Nation.
I dati pubblicati oggi dall’Australian Bureau of Statistics (ABS) indicano una saldo di migrazione dall’estero netta di 301mila persone nel 2025, in leggero calo rispetto alle 306mila del 2024. Il budget federale di maggio prevedeva però una riduzione a 295mila persone nell’anno fino a giugno.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha sottolineato che il livello dell’immigrazione è sceso di quasi il 50% rispetto ai picchi registrati dopo la pandemia. “L’immigrazione stava aumentando rapidamente quando siamo arrivati al governo e ora si è moderata in modo sostanziale”. Secondo Chalmers, i dati mostrano che il saldo migratorio netto sta diminuendo sotto il Partito laburista e che il Dipartimento del Tesoro prevede un ulteriore calo nei prossimi anni.
Il numero resta comunque sopra quota 300mila per il quattordicesimo trimestre consecutivo. Il New South Wales ha registrato il saldo più alto, con quasi 91mila persone, seguito dal Victoria con 85mila, Queensland con oltre 54mila e Western Australia con poco più di 40mila.
Il calo degli arrivi netti si accompagna a una crescita complessiva della popolazione dell’1,5% nel 2025, pari a 412.500 persone in più. Il dato viene reso pubblico mentre il sostegno alla diversità culturale mostra segni di indebolimento. Secondo numeri separati dell’ABS pubblicati a maggio, la quota di australiani convinti che una società composta da culture diverse sia un bene è scesa dall’85% al 75%.
Anthea Hancocks, CEO dello Scanlon Foundation Research Institute, ha definito il calo preoccupante, pur ricordando che il consenso resta ampio. “Sembra molto”, ha detto, aggiungendo però che il Paese conserva “un centro forte”, con tre quarti della popolazione ancora favorevoli alla diversità.
Hancocks ha avvertito che attribuire ai migranti disagio economico e radicalizzazione rischia di spostare l’attenzione dal confronto necessario su come migliorare il sistema. “Quando si parla di immigrazione, serve davvero un approccio molto non-partisan”, ha detto.
La discussione si sviluppa mentre One Nation cresce nei sondaggi e si presenta come prima scelta nel voto primario. Il partito di Pauline Hanson propone un tetto di 130mila visti, molto sotto le previsioni del governo. Hanson ha usato il suo intervento al National Press Club per chiedere un’Australia “monoculturale”.
La Coalizione propone invece di legare l’immigrazione al completamento di nuove abitazioni. Secondo il leader dell’opposizione Angus Taylor, questo potrebbe ridurre gli ingressi di almeno il 70%. Il dato ABS non chiude il confronto: lo rende più concreto.