WASHINGTON - La Federal Reserve ha lasciato invariato il tasso d’interesse di riferimento, aprendo l’era di Kevin Warsh alla guida della Banca centrale americana con una linea prudente e un messaggio più asciutto sul futuro della politica monetaria.

Le nuove proiezioni trimestrali mostrano che nove funzionari della Fed prevedono un rialzo dei tassi entro la fine del 2026, mentre il comunicato aggiornato ha eliminato il linguaggio usato in precedenza per segnalare la possibilità di ulteriori riduzioni del costo del denaro nel corso dell’anno. Il documento non offre più indicazioni esplicite sulle prossime mosse e si limita a registrare la decisione sui tassi, confermando l’intenzione di mantenere “ampie riserve nel sistema bancario”.

Il nuovo formato, approvato all’unanimità con 12 voti favorevoli e nessuno contrario, ricorda lo stile più breve usato ai tempi dell’ex presidente della Fed Alan Greenspan. È anche uno dei primi segnali dell’impronta di Warsh, nominato da Donald Trump all’inizio dell’anno con l’aspettativa politica che avrebbe favorito i tagli chiesti dal presidente americano.

Il comunicato riflette alcuni temi cari al nuovo presidente dell’istituzione, sottolineando che la crescita della produttività e gli investimenti di capitale restano forti. Allo stesso tempo, riconosce che l’inflazione è ancora “elevata” rispetto all’obiettivo del 2%, attribuendo parte delle pressioni a shock dell’offerta che hanno spinto i prezzi in alcuni settori, compresa l’energia.

“La Commissione garantirà la stabilità dei prezzi”, afferma il testo. Le nuove proiezioni indicano un rallentamento marcato dell’inflazione l’anno prossimo, ma intanto la previsione per fine 2026 è stata rivista dal 2,7% al 3,6%. Il ritorno verso il 2,3% nel 2027 avverrebbe, secondo lo scenario dei funzionari, senza necessariamente richiedere un aumento immediato dei tassi d’interesse, coerentemente con l’idea che alcuni rincari siano legati a fattori temporanei di offerta.

Solo 18 dei 19 responsabili di politica monetaria hanno presentato le proprie previsioni sui tassi. Il punto mancante non è identificabile, ma viene attribuito con ogni probabilità a Warsh, da tempo critico verso il Summary of Economic Projections e in carica da appena tre settimane.

Il cambio di tono segna una svolta rispetto alla fase iniziata nell’autunno 2024, quando la traiettoria della Fed sembrava orientata verso una graduale riduzione dei tassi dopo la stretta usata per domare l’inflazione post-pandemica. Ora il tasso, fermo nella fascia 3,50%-3,75% da dicembre, potrebbe salire entro fine anno.

La crescita è stata rivista leggermente al ribasso, mentre il tasso di disoccupazione è atteso al 4,4% a fine anno, come nelle proiezioni di marzo. Per la Fed di Warsh, il primo messaggio è chiaro: niente tagli promessi, nessuna fretta, e inflazione ancora al centro della scena.