SYDNEY - Il governo Albanese torna sui suoi passi e annuncia nuove esclusioni dal pacchetto fiscale del budget, nel tentativo di contenere la reazione negativa di startup, investitori e piccole imprese danneggiati dalle modifiche all’imposta sulle plusvalenze.

Una delle quattro concessioni esistenti per le piccole imprese, la riduzione del 50% sugli active assets, sarà estesa a tutte le aziende con un fatturato fino a 10 milioni di dollari l’anno. La soglia attuale è di 2 milioni. Secondo il primo ministro Anthony Albanese, la misura renderà idonee 2,7 milioni di piccole imprese già esistenti.

“Sosteniamo le piccole imprese australiane e il ruolo importante che svolgono in Australia - ha detto Albanese a Sydney -. Sono il sangue che scorre nelle vene delle nostre comunità locali e sono vitali per la nostra economia”.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha inoltre confermato che lo sconto del 50% sarà mantenuto per le “imprese innovative”, compresi fondatori e partecipanti agli employee share schemes (piani di partecipazione azionaria per i dipendenti). Resta però da chiarire quali aziende rientreranno nella categoria, con la consultazione ancora in corso. Secondo Chalmers, le modifiche faranno sì che il 98% delle attività operative possa accedere a un’esclusione dal nuovo regime sulle plusvalenze.

Il governo eliminerà anche la proposta di un’imposta minima del 30% sui discretionary testamentary trusts, misura che era stata paragonata da alcuni critici a una tassa di successione.

“Capiamo che non c’è mai una visione unanime sulla riforma economica, e in particolare sulla riforma fiscale - ha detto Chalmers -. È sempre contestata, è sempre controversa, ma ne varrà la pena”. Secondo il ministro, i chiarimenti daranno maggiore certezza agli investitori, più aiuto alle piccole imprese e incentivi più forti all’innovazione.

Le esclusioni annunciate oggi costeranno al bilancio 475 milioni di dollari in quattro anni, circa un diciassettesimo delle entrate complessive attese dal pacchetto fiscale.

La proposta iniziale del Partito laburista prevedeva l’eliminazione dello sconto del 50% sull’imposta sulle plusvalenze, sostituito dall’indicizzazione del costo base all’inflazione e da un’imposta minima del 30%. Il problema, per startup e piccole imprese, è che molte partono da un costo base quasi nullo e quindi avrebbero ricevuto benefici minimi dal nuovo sistema.

Gruppi imprenditoriali e fondatori hanno avvertito una commissione parlamentare accelerata che le modifiche avrebbero potuto colpire la crescita della produttività. L’Australian Investment Council ha sostenuto che aziende come Canva ed Employment Hero non sarebbero sopravvissute senza lo sconto del 50%.

La commissione presenterà il rapporto finale domani. Le leggi sui trust arriveranno in Parlamento più avanti nell’anno. Il governo ha arretrato su alcuni punti. Ma la battaglia fiscale non è chiusa.