GIACARTA - La terra non smette di tremare nell’est dell’Indonesia: una nuova scossa di assestamento di magnitudo 5.6, localizzata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) a una profondità di 18 chilometri al largo delle coste, ha fatto nuovamente tremare la regione senza che sia stato necessario diramare un allarme tsunami. L’evento si inserisce in una lunghissima sequenza sismica: sono oltre 1.600 le repliche registrate dalle autorità locali dopo il devastante sisma di magnitudo 7.7 che sabato ha colpito la provincia di Nusa Tenggara Orientale, sull’isola di Flores.
La scossa principale, verificatasi poco prima delle 06:00 locali a soli 15 chilometri di profondità, ha provocato inizialmente un allarme tsunami poi revocato, rivelandosi il terremoto più mortale nel Paese dal sisma del 2022 a Cianjur, nell’isola di Giava. Il bilancio temporaneo delle vittime continua a salire ed è arrivato ad almeno 68 morti e oltre 130 feriti, ma la reale portata del disastro resta ancora in fase di accertamento.
I primi dati dell’Agenzia nazionale indonesiana per la gestione dei disastri indicano che il sisma ha danneggiato più di 1.000 abitazioni, oltre a dozzine di scuole, uffici governativi e strutture sanitarie. Nella provincia di Nusa Tenggara Orientale le autorità hanno proclamato lo stato di emergenza, mobilitando migliaia di militari e agenti di polizia per supportare i soccorsi e la distribuzione degli aiuti.
Nelle aree più vicine all’epicentro la situazione resta drammatica. La rete elettrica è interrotta, le infrastrutture sanitarie sono crollate e le scorte mediche si stanno esaurendo rapidamente. A causa dei crolli, i servizi sanitari in tutta l’isola sono stati costretti a trasferirsi all’aperto, allestendo tende da campo per le emergenze. All’ospedale generale regionale di Ruteng, il crollo del tetto ha reso inagibili la sala operatoria, la sala parto, la farmacia e il laboratorio.
I dislocati e gli sfollati sono circa 5.000 (con picchi di oltre 12.800 persone impossibilitate a rientrare normalmente nelle abitazioni danneggiate). Migliaia di residenti trascorrono le giornate all’aperto, affrontando giornate afose e notti fredde in tende improvvisate montate tra le macerie, con pali e teli di plastica, tornando a casa solo per prendere lo stretto necessario come acqua e vestiti.
Persino a Labuan Bajo, la città più occidentale di Flores nota per essere la porta d’accesso al Parco Nazionale di Komodo e meta turistica di punta, la popolazione dorme per strada nel timore di crolli Improvvisi.
Critiche sulla lentezza della risposta istituzionale sono giunte dalla reggenza di Ngada, dove il residente Charles Abar ha denunciato il grave danneggiamento delle strutture e la mancanza di assistenza medica ricevuta fino a domenica sera: “Penso che strutture come le tende di emergenza debbano essere fornite immediatamente, ma vedo anche che i governi distrettuali e regionali sono in difficoltà a causa di vincoli di bilancio, forniture limitate e così via”.
Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono in condizioni di estremo pericolo. Le squadre d’emergenza e i volontari devono farsi strada lungo vie d’accesso sfigurate da smottamenti e ostruite da enormi massi per raggiungere i centri abitati rimasti isolati.
Domenica notte, dopo quasi due giorni di isolamento totale dalla prima scossa, i soccorritori sono riusciti a raggiungere il villaggio di Nitung, sull’isola di Palue, a nord di Flores. La missione, guidata dal vicecapo della polizia di Sikka, il commissario Marselus Yugo Amboro, ha richiesto due ore di viaggio via terra dalla costa: “La nostra sfida è stata la strada, che era ancora soggetta a frane. Era un percorso che metteva a rischio la vita”
Yugo ha spiegato che nel villaggio di Nitung centinaia di case sono state gravemente danneggiate, le linee elettriche e di comunicazione sono interrotte e la popolazione ha trovato riparo in rifugi di fortuna: “Non hanno ancora ricevuto aiuti perché il villaggio di Nitung è rimasto isolato per quasi due giorni dopo il terremoto”.
L’Indonesia, situata lungo il punto di incontro di tre grandi placche tettoniche, resta fortemente esposta a un elevato rischio sismico e vulcanico, mentre la macchina dei soccorsi lavora senza sosta per scongiurare che la crisi umanitaria peggiori nelle prossime ore.