TEHERAN - Non sono previsti nuovi colloqui tra l’Iran e gli Stati Uniti, nonostante il presidente Usa Donald Trump avesse lasciato intendere che i negoziati potessero riprendere rapidamente.
A smentire l’ipotesi è stata l’agenzia di stampa governativa iraniana Irna, citando una fonte vicina alla delegazione presente a New York per l’Assemblea Generale dell’Onu: “La delegazione iraniana presente a New York non prevede negoziati con gli Stati Uniti”.
La dichiarazione smentisce il quadro delineato da Trump, che ad Axios si era detto fiducioso circa un’imminente ripresa dei contatti indiretti (confermati da fonti ben informate e coordinati dal Qatar come mediatore tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e l’inviato statunitense Steve Witkoff), all’indomani del suo rifiuto di un piano proposto da Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz entro sette giorni.
Tra le opzioni sul tavolo, Trump ha ribadito ad Axios che la ripresa degli attacchi contro l’Iran “rimane un’opzione valida”, qualora le trattative non prendano la giusta direzione.
Immediata la replica di Araghchi in un’intervista a Meet the Press sulla Nbc: pur preferendo una via pacifica, l’Iran si dichiara pronto a riprendere il conflitto, “anche se si dovesse arrivare a una guerra apocalittica”.
Tra le pretese di Teheran figurano lo sblocco dei beni congelati all’estero e la libertà di commercializzare il proprio petrolio, rivendicando condizioni già oggetto di precedenti intese.
Araghchi ha anche ricordato i raid condotti da Stati Uniti e Israele durante i negoziati nella “guerra dei dodici giorni” dello scorso anno, osservando che “se ce lo chiedete, non c’è motivo per cui dovremmo tornare alla diplomazia”, pur aggiungendo di voler tentare ogni strada “perché credo che non dobbiamo perdere nessuna occasione per la pace”.
L’Iran precisa inoltre di essere ancora in attesa di una risposta ufficiale dai mediatori sulla propria proposta respinta da Trump.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, i mediatori internazionali stanno esercitando forti pressioni su Teheran affinché conceda aperture sul proprio programma nucleare per riavviare i colloqui sul cessate il fuoco. Le probabilità di successo appaiono tuttavia scarse: le fonti indicano che i vertici iraniani hanno fornito minimi segnali di apertura in merito, mostrandosi convinti di poter resistere a un blocco prolungato o a una nuova serie di bombardamenti statunitensi.
Nelle stesse ore, un duro messaggio a Washington è giunto dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, diffuso in occasione dell’anniversario della guerra Iran-Iraq (la “Difesa Sacra”) e del secondo anniversario dell’uccisione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah.
Khamenei (che dalla sua elezione non è mai apparso in pubblico, comunicando esclusivamente tramite testi scritti) ha rivendicato i colpi inferti alle forze navali avversarie: “Oggi, a causa dei colpi dolorosi che i nemici hanno subito per mano dei valorosi combattenti e dei difensori dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti non osano avanzare oltre il Mar Arabico. Non passerà molto tempo prima che anche il Mar Arabico si liberi della loro presenza”.
Nel suo intervento, la Guida Suprema ha difeso la sovranità della Repubblica Islamica affermando che “quelli a cui vorrebbero riportare il nostro Paese erano giorni di arretratezza, umiliazione, dipendenza e infamia per l’Iran nel mondo islamico. Questi giorni che stiamo vivendo sono invece pieni di progresso, onore, indipendenza e grande prestigio”.
Khamenei ha inoltre rimarcato la forte mobilitazione interna, sostenendo che oltre 30 milioni di cittadini hanno espresso disponibilità al sacrificio e che in tutto il Paese “si susseguono annunci di vari preparativi, soprattutto preparativi armati”. Il leader ha infine elogiato la figura di Nasrallah, definendolo “un grande simbolo del Fronte di Resistenza”, ed espresso sostegno all’attuale guida di Hezbollah, Naim Qassem.
Sul piano delle infrastrutture civili e dei trasporti, le sanzioni statunitensi sul settore dell’aviazione iraniana stanno progressivamente isolando le compagnie di Teheran dai principali scali della regione, dopo che Azerbaigian, Georgia, Iraq, Oman ed Emirati Arabi Uniti hanno revocato i permessi di volo.
In questo scenario, il portale Turkiye Today ha preannunciato la cancellazione di tutti i collegamenti aerei tra Turchia e Iran a partire da inizio ottobre. L’ipotesi trova conferme informali da fonti del settore aereo iraniano, sebbene le autorità di Ankara non abbiano diramato note ufficiali. Sebbene due settimane fa la compagnia privata Mahan Air abbia sospeso le tratte verso la Turchia su richiesta delle autorità turche (che di recente hanno anche revocato la licenza della banca iraniana Mellat) i voli operati da Iran Air e altre compagnie minori proseguono regolarmente più volte al giorno tra Teheran e Istanbul, come confermato dai rispettivi scali e dalle ultime note dell’aviazione civile iraniana riportate dall’agenzia Tasnim.