TEL AVIV - Nelle stesse ore in cui, ieri, a Il Cairo i mediatori lavoravano per cercare un terreno comune su cui costruire un’intesa per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi israeliani nella Striscia di Gaza, dal Libano è partita la rappresaglia in risposta all’uccisione del comandante Hezbollah, Fuad Shukr, ucciso da un attacco israeliano il mese scorso, a Beirut.

Centinaia i razzi e droni fatti cadere sul territorio israeliano, con Hezbollah che ha dichiarato di aver preso di mira un “obiettivo militare speciale”, nonché le piattaforme ‘Iron Dome’ di Israele e altri siti, aggiungendo che la risposta completa richiederà “qualche tempo”. 

L’esercito israeliano ha, da parte sua, inizialmente avviato degli “attacchi preventivi” contro il Libano, per evitare “una grave” offensiva di Hezbollah, invitando la popolazione civile ad allontanarsi dalle zone in cui opera l’organizzazione.

Secondo quanto riferito dall’Idf, l’incursione sarebbe stata lanciata in seguito al rilevamento di preparativi da parte di Hezbollah. Un avviso in lingua araba ai residenti del Libano meridionale ha avvertito: “Stiamo monitorando i preparativi di Hezbollah per effettuare attacchi su larga scala sul territorio israeliano vicino alle vostre case. Siete in pericolo. Stiamo attaccando ed eliminando le minacce di Hezbollah”.

Nel frattempo, il ministro della Difesa Yoav Gallant, ha dichiarato lo stato di emergenza in Israele, vista la “situazione speciale sul fronte interno”.

Con il passare delle ore, Tel Aviv ha risposto con un’aggressione più massiccia colpendo centinaia di obiettivi. Nel Paese è stato dichiarato lo stato di emergenza per 48 ore, con l’aeroporto di Tel Aviv che è stato prima chiuso e poi riaperto.

Tra gli obiettivi degli Hezbollah – ha riferito l’Idf – alcuni siti strategici, compreso il ministero della Difesa israeliano. Il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Sean Savett, ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha seguito attentamente gli eventi: “È stato impegnato con il suo team di sicurezza nazionale per tutta la notte. Sotto la sua direzione – ha aggiunto il portavoce - alti funzionari statunitensi hanno comunicato ininterrottamente con gli omologhi israeliani. Continueremo a sostenere il diritto di Israele a difendersi e continueremo a lavorare per la stabilità regionale”.

Anche il Pentagono, tramite una nota ha assicurato che gli Stati Uniti sono “pronti a sostenere” la difesa israeliana. 

Prima di far partire l’offensiva contro gli Hezbollah, l’esercito israeliano ha lanciato anche dei raid aerei sulla Striscia di Gaza, uccidendo oltre 70 persone. 

L’escalation è avvenuta nelle stesse ore in cui si tenevano i negoziati per trovare un’intesa per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi israeliani nella Striscia di Gaza.

Un’emittente del Qatar, ha riferito che gli attacchi contro Israele sarebbero stati diretti mentre i media riportavano la mancanza di progressi sostanziali nei colloqui tra i mediatori per un cessate il fuoco a Gaza, con Hamas che, secondo un funzionario palestinese, avrebbe lasciato la capitale egiziana.

Un gruppo di delegati era arrivato solo ieri a Il Cairo per seguire i negoziati: “La delegazione incontrerà alti funzionari dell’intelligence egiziana per essere informata sugli ultimi sviluppi dei negoziati in corso. Questo non significa che Hamas prenderà parte a questi negoziati”, ha dichiarato un alto funzionario del gruppo estremista. 

Il nodo da sciogliere come atto preparatorio per l’accordo, durante questo secondo round di colloqui, con la mediazione di Egitto, Qatar e Stati Uniti sarebbe quello del controllo sul corridoio Philadelphia, la zona cuscinetto tra Egitto e Gaza. Secondo fonti egiziane, “Israele informerà Il Cairo che è pronto a ritirarsi da cinque degli otto punti di sicurezza lungo l’asse Philadelphia”.

Hamas ha replicato che “l’organizzazione mantiene le sue condizioni e rifiuta qualsiasi presenza israeliana sull’asse Philadelphia”. Il ritiro delle truppe israeliane dal corridorio sarebbe infatti, per il gruppo estremista che controlla la Striscia di Gaza, “una condizione per il completamento di qualsiasi accordo”.

Il governo di Tel Aviv, da parte sua, avrebbe chiesto “il rilascio di cinque ostaggi vivi a settimana durante il cessate il fuoco”, secondo il quotidiano saudita al Sharq.