Julian Hill, viceministro per la Cittadinanza, le Dogane e gli Affari multiculturali, ieri mattina è stato ospite negli studi de Il Globo TV: “La diversità è una forza, ma va accompagnata dall’integrazione e da responsabilità condivise”, ha sottolineato.
L’aumento del consenso verso One Nation, la tenuta del modello multiculturale australiano, il costo della vita, l’immigrazione qualificata, l’antisemitismo e il contrasto alla criminalità organizzata. Sono stati questi i principali temi affrontati nel corso di un’intervista realizzata nell’ambito di una iniziativa editoriale congiunta dell’organizzazione Independent Multicultural Media Australia (IMMA).

In un confronto in diretta su Rete Italia e su Il Globo TV, condotto dal direttore editoriale del nostro gruppo, Marco Patavino e da Fotis Kapetopoulos, autorevole giornalista di Neos Kosmos, il viceministro ha risposto alle preoccupazioni espresse da molte delle comunità multiculturali australiane, tra cui quelle italiana e greca, rispetto alla crescita del partito guidato da Pauline Hanson.

Per il viceministro, il fenomeno non può essere analizzato in maniera isolata rispetto a quanto sta accadendo a livello internazionale. “Sappiamo che gli australiani sono sotto pressione”, ha spiegato Hill. “Negli ultimi cinque anni siamo passati da una crisi all’altra: la pandemia, la guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, l’aumento dell’inflazione e del costo della vita. Sono eventi che non dipendono dal governo australiano, ma che inevitabilmente incidono sulla quotidianità delle famiglie”.

Secondo Hill, è proprio in momenti come questi che i movimenti populisti riescono a raccogliere consenso: “One Nation individua problemi reali che preoccupano gli australiani, e questo va riconosciuto. Ma non offre soluzioni concrete”. 

Il viceministro ha dunque invitato gli elettori a guardare ben oltre la comunicazione sui social media e ad analizzare il comportamento tenuto nelle Aule del Parlamento dal partito guidato da Pauline Hanson.
“È sufficiente osservare come hanno votato negli ultimi trent’anni. One Nation ha sostenuto tagli ai salari, ai penalty rates, al congedo parentale retribuito e ora propongono di abolire interi dipartimenti federali come sanità ed educazione. Non è un programma di governo credibile, ma soltanto una piattaforma di protesta”.

Uno dei passaggi centrali dell’intervista ha riguardato, inevitabilmente, il presente e il futuro del multiculturalismo australiano.
Hill ha respinto con decisione la narrazione secondo cui l’Australia avrebbe perso una presunta identità culturale originaria.
“Il mito della monocultura australiana non è mai esistito nella nostra storia”, ha affermato con grande convizione Julian Hill. “Siamo diventati una delle società multiculturali di maggior successo al mondo grazie al contributo di italiani, greci, serbi, vietnamiti, cambogiani, indiani, cinesi e di tante altre comunità. La vera domanda non è se saremo multiculturali, perché lo siamo sempre stati. La sfida è fare in modo che questa diversità continui a essere una fonte di forza nazionale, prosperità e sicurezza”.

Per il governo Albanese, la risposta alla crescente polarizzazione passa innanzitutto attraverso una buona amministrazione e politiche capaci di alleggerire la pressione economica sulle famiglie.
Hill ha ricordato gli interventi adottati negli ultimi anni, dai tagli alle imposte sul reddito agli investimenti in Medicare, dall’aumento del bulk billing alla riduzione del costo dei medicinali, fino agli investimenti nelle energie rinnovabili per contenere il prezzo dell’elettricità.
“Governare bene significa affrontare il costo della vita, che oggi rappresenta la principale preoccupazione degli australiani”, ha detto. 

Ma l’economia, secondo il viceministro, è soltanto una parte della risposta. L’altra riguarda proprio la difesa del modello multiculturale australiano.
“Questo governo sosterrà sempre il diritto degli australiani a essere orgogliosi della propria identità culturale”, ha dichiarato. “Ci aspettiamo che chi arriva in Australia si integri nella nostra società, ma questo non significa abbandonare la propria cultura d’origine. Vogliamo che i figli e i nipoti conoscano le proprie radici, la lingua dei genitori e dei nonni”.
E proprio sul concetto di integrazione Hill ha richiamato anche uno dei concetti cardine emersi dalla Multicultural Framework Review, quello del cosiddetto ‘patriottismo multiculturale’.
“Il multiculturalismo non riguarda soltanto i diritti. Riguarda anche le responsabilità di tutti verso l’Australia. Significa rispettare le nostre leggi, le nostre istituzioni democratiche, l’uguaglianza tra uomini e donne e il rispetto reciproco. Per questo preferisco parlare di integrazione e non di assimilazione”.
Quando si parla di multiculturalismo non si può non fare riferimento al tema dell’immigrazione qualificata, particolarmente sentito da molte comunità, compresa quella italiana, soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’assistenza agli anziani e dell’istruzione.

Hill ha ricordato che l’invecchiamento della popolazione australiana rende inevitabile continuare ad attrarre lavoratori qualificati dall’estero, pur mantenendo la priorità per la forza lavoro locale.
“Gli australiani devono avere sempre la prima opportunità di occupare quei posti di lavoro”, ha spiegato. “Ma quando il mercato del lavoro non riesce a soddisfare la domanda, dobbiamo essere pronti ad accogliere professionisti con le competenze di cui il Paese ha bisogno”. 
Il ministro ha inoltre sottolineato l’impegno del governo negli investimenti destinati ad accelerare il riconoscimento delle qualifiche professionali di migliaia di lavoratori del settore delle costruzioni, uno degli ambiti nei quali la carenza di personale rappresenta oggi una delle principali sfide economiche. 

Ampio spazio è stato dedicato anche al clima di crescente polarizzazione politica e all’aumento degli episodi di antisemitismo registrati negli ultimi mesi.

Hill ha definito la tenuta delle posizioni politiche più centriste “la questione più importante per la società australiana”, osservando come molti Paesi occidentali stiano vivendo una crescente radicalizzazione con fenomeni di polarizzazione nei due estremi opposti del panorama politico.
“La polarizzazione non nasce dalla diversità culturale”, ha affermato. “Nasce dalla distanza sociale, dalla disinformazione e dall’interferenza di governi autoritari stranieri attraverso i social media”. 

Sul tema dell’antisemitismo, il ministro ha ribadito il pieno sostegno del governo alla Royal Commission attualmente in corso.
“Gli ebrei d’Australia fanno parte della storia di questo Paese fin dalla nascita della Federazione. Nessun australiano deve essere ritenuto responsabile delle decisioni di governi stranieri. Combatteremo l’antisemitismo con la stessa determinazione con cui contrastiamo ogni altra forma di razzismo e discriminazione”. 

L’intervista si è conclusa affrontando un’altra delle deleghe chiave del portafoglio del viceministro Hill, ovvero quella relativa alle Dogane, con una domanda sul ruolo del governo nella  lotta contro il traffico illecito di tabacco.
Il viceministro ha confermato come, dietro il commercio illegale di sigarette, operano oggi organizzazioni criminali internazionali che sfruttano l’eccesso di produzione mondiale per finanziare altre attività illecite.

“Negli ultimi decenni in Australia abbiamo assistito a un risultato importante: grazie all’azione congiunta dei governi, della società e delle organizzazioni impegnate nella tutela della salute pubblica, il tasso di fumatori adulti è sceso fino a diventare uno dei più bassi tra i Paesi sviluppati. Questo ha salvato un numero incalcolabile di vite, ha allungato l’aspettativa di vita e ha evitato che un’intera generazione di australiani fosse colpita da quel pesante fardello di malattie e morti premature che, purtroppo, abbiamo visto nelle generazioni della nostra età e in quelle precedenti. Questo ha consentito anche di risparmiare miliardi di dollari al sistema ospedaliero, risorse che oggi possono essere destinate ad altre priorità. È un risultato estremamente positivo - ha sottolineato il viceministro -. Non permetteremo che la politica sanitaria del nostro Paese venga minata dalla criminalità organizzata che cerca di introdurre di contrabbando e vendere tabacco illegale a basso costo, creando dipendenza dalla nicotina nelle nuove generazioni. L’obiettivo dell’Australian Border Force è fermare questi carichi prima ancora che raggiungano il Paese”, ha spiegato, ricordando come negli ultimi mesi siano stati registrati sequestri record alle frontiere australiane. Tuttavia, ha aggiunto, il lavoro delle autorità federali deve essere accompagnato dall’azione dei governi statali per chiudere i punti vendita illegali che alimentano il mercato nero e favoriscono il consumo di nicotina tra i giovani. 

Nel complesso, dall’intervista è emersa la visione del governo Albanese: affrontare le difficoltà economiche senza rinunciare ai principi che hanno caratterizzato la costruzione dell’Australia moderna. Secondo Julian Hill, la risposta alle tensioni sociali non passa attraverso la contrapposizione tra culture, ma attraverso un equilibrio tra integrazione, responsabilità civica e rispetto delle identità che compongono il tessuto multiculturale del Paese. Un modello che, secondo il viceministro, continua a rappresentare uno dei principali punti di forza dell’Australia.