NEW YORK – Karim Khan, procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi), ha espresso nuovi dubbi sulle accuse secondo cui Israele avrebbe commesso un “genocidio” a Gaza, sostenendo in una nuova intervista che non è stata ancora raggiunta alcuna conclusione legale definitiva nel procedimento in corso.
In una lunga intervista concessa al giornalista Medhi Hasan, noto per le sue posizioni critiche verso Israele, Khan ha evitato di aderire alla narrazione che definisce genocida la campagna militare israeliana contro Hamas nella Striscia di Gaza, mentre cresce la pressione degli attivisti affinché la Cpi persegua accuse più ampie contro i dirigenti israeliani.
Alla domanda diretta se le azioni di Israele possano configurare un genocidio, Khan ha sottolineato la necessità di prove sufficienti prima di formulare accuse contro funzionari israeliani e ha affermato che i procuratori devono attenersi alle prove e agli standard giuridici, non alle narrazioni politiche.
“Quindi non esclude che in futuro possa esserci un mandato?”, ha chiesto Hasan. “Dipende tutto dalle prove”, ha risposto Khan, sostenendo che accusare Israele di genocidio per motivi politici sarebbe “irresponsabile”. “Sta dicendo che negli ultimi tre anni non ci sono state prove di genocidio a Gaza?”, ha insistito Hasan, apparendo sorpreso.
Khan ha espresso rammarico per le “sofferenze” nella Striscia di Gaza, ma ha ribadito che la Corte penale internazionale non può giungere a conclusioni definitive sulla natura delle operazioni militari israeliane senza prove sufficienti. Ha inoltre affermato che gli investigatori della Cpi stanno analizzando il caso in modo approfondito e che non può rivelare ulteriori dettagli sull’inchiesta.“Quindi il genocidio non è escluso a priori?”, ha incalzato Hasan. Nessun crimine è escluso, se ci sono prove”, ha risposto Khan.
Khan è stato criticato per aver avanzato a sorpresa, nel maggio 2024, la richiesta di mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant nello stesso giorno in cui cancellò improvvisamente una visita programmata da tempo in Israele e a Gaza per raccogliere prove su presunti crimini di guerra.
Secondo diverse ricostruzioni, l’annullamento all’ultimo minuto avrebbe irritato i governi di Stati Uniti e Regno Unito, poiché il viaggio avrebbe rappresentato la prima occasione per i dirigenti israeliani di presentare la propria posizione e illustrare eventuali misure adottate in risposta alle accuse.
Le ultime dichiarazioni di Khan sono destinate ad avere ripercussioni negli ambienti giuridici e diplomatici internazionali, dove l’accusa di genocidio è diventata uno degli aspetti più controversi della guerra tra Israele e Hamas.