SYDNEY - Le prime unità entreranno in servizio nel gennaio 2026 e, secondo il ministro della Difesa Richard Marles, il numero complessivo sarà nell’ordine delle “dozzine” nell’arco di cinque anni, anche se i dettagli restano volutamente riservati.
Presentando il progetto alla base navale di Garden Island a Sydney, Marles ha descritto i Ghost Shark come “la tecnologia più avanzata al mondo nel settore, un esempio di come l’Australia stia guidando l’innovazione nell’ambito delle capacità autonome subacquee”. Si tratta infatti di droni progettati per operare in sinergia con la flotta navale esistente e con i futuri sommergibili a propulsione nucleare che Canberra riceverà dagli Stati Uniti a partire dagli anni Trenta.
Il capo della Marina, Mark Hammond, ha spiegato che i Ghost Shark potranno essere lanciati sia da terra sia da unità di superficie, rafforzando la versatilità della flotta. “Lo spazio subacqueo diventerà sempre più affollato e conteso”, ha affermato, aggiungendo che la superiorità sarà garantita solo dal continuo aggiornamento tecnologico.
Alla luce delle recenti dimostrazioni militari cinesi, Marles ha sottolineato che i progressi nella rilevazione dei sottomarini sono controbilanciati da nuove tecnologie che li rendono più difficili da individuare. “Il futuro richiede capacità autonome sotto la superficie del mare: ed è esattamente ciò che rappresenta Ghost Shark”.
Pur senza fornire dettagli operativi, il ministro ha confermato che i droni saranno in grado di svolgere missioni di intelligence, sorveglianza, ricognizione e attacco. “Si devono leggere queste parole nel senso più ampio possibile”, ha aggiunto, lasciando intendere l’elevato grado di flessibilità della nuova tecnologia.
La realizzazione del progetto è stata affidata a Anduril Australia, che si occuperà della produzione, manutenzione e sviluppo dei Ghost Shark nel corso dei prossimi cinque anni. I droni saranno costruiti sul territorio nazionale, rafforzando anche il settore industriale della difesa.
Per l’Australia, l’arrivo dei Ghost Shark non rappresenta soltanto un salto di qualità in termini di capacità bellica, ma anche un messaggio strategico: nel contesto dell’Indo-Pacifico, caratterizzato da crescenti rivalità e dall’espansione navale cinese, il Paese intende mantenere un vantaggio tecnologico decisivo e riaffermare la propria posizione di potenza marittima regionale.