Se gli investigatori nazisti non si fossero incredibilmente dimenticati di annotare il particolare più scontato, non ci sarebbe nessun mistero sulla Mercedes Benz 320B di Reinhard Heydrich dell’attentato nell’Operazione Anthropoid del 27 maggio 1942, che morì in seguito alle ferite riportate per un’altra incredibile circostanza. I tedeschi furono maniacali nel passare al setaccio quella limousine scoperta, fotografata da ogni angolazione e per ogni dettaglio, ma non annotarono il numero di serie.

E sì che la Mercedes, di quel modello, ne fabbricò appena 43 esemplari. Ma adesso gli storici cechi sono assolutamente certi di aver ritrovato e restaurato il modello originale, quello preso di mira dai paracadutisti cecoslovacchi Jan Kubis e Josef Gabcik che eliminarono uno dei più spietati gerarchi nazisti, Reichsprotektor di Boemia Moravia governata col pugno di ferro, per il quale vennero coniate definizioni quali ‘Belva bionda’, ‘Boia di Praga’ e ‘Macellaio di Praga’. Talmente spietato che l’operazione per assassinarlo, unica riuscita a quel livello durante la seconda guerra mondiale, venne chiamata Anthropoid perché Heydrich di umano aveva solo le fattezze. D’altronde Adolf Hitler l’aveva definito, dal suo punto di vista con ammirazione, ‘l’Uomo dal cuore di ferro’.

Nei mesi scorsi è stata presentata pubblicamente, per la prima volta, la Mercedes 320B (W 142 II) del 1937, in onore della resistenza antinazista, a Praga dove si svolsero i fatti del 1942, nel Centro culturale di Ladvi. Dopo l’esame degli investigatori tedeschi all’epoca, la vettura venne riparata alla meno peggio. Finita la guerra sarà confiscata dalla Statni bezpecnost (StB), la Polizia segreta cecoslovacca, e nel 1953 finirà in un deposito militare, quindi all’arsenale di Prelouc. 

Nel 1960 verrà venduta a un prezzo irrisorio a un militare, Josef Novak, e nel decennio successivo la Mercedes decappottabile sarà ricoverata in un fienile a Pardubice, dove verrà acquistata dal collezionista di auto d’epoca Frantisek Dostal, che iniziò a restaurarla, per poi venderla nel 2007 all’imprenditore Vladimír Macek. Aveva da tempo perso l’originale livrea nera per un più anonimo azzurro.
Tutti i segni dell’attentato e dell’origine militare erano stati rimossi con sostituzione di pezzi, saldature e stucco, e ovviamente la riverniciatura. Proprio partendo dalle manipolazioni meccaniche e di carrozzeria gli storici cechi Jaroslav Cvancara ed Eduard Stehlík, assieme ad altri esperti forensi, sono riusciti a risalire alle tracce dei danni provocati dalla granata lanciata da Jan Kubis ed esplosa all’altezza della ruota posteriore destra e del parafango. 

Quindi la presenza della base per la bandierina sul parafango anteriore destro e per il riflettore supplementare su quello sinistro. Sono state vagliate anche le tracce delle schegge, oltre al rinvenimento di pezzetti di vetro risalenti all’epoca dell’attentato (una quarantina di reperti). Nello schienale del passeggero la rete metallica portava ancora i danni provocati dalle schegge che ferirono Heydrich, con la fuoriuscita dell’imbottitura di crini di cavallo responsabili dell’infezione che lo portò alla morte il 4 giugno 1942: i sulfamidici non potevano fare nulla e i medici tedeschi non avevano la penicillina.

Prima di procedere a un lungo e costosissimo restauro dello scheletro originale, iniziato con lo smontaggio integrale, ogni elemento è stato rapportato e confrontato con le foto dei periti militari tedeschi del 1942. 

Estenuanti ricerche negli archivi cechi e tedeschi hanno portato a verificare i pezzi attraverso i codici apposti dalla Mercedes, con la collaborazione di esperti nel restauro. Cvancara, un’autorità sull’Operazione Anthropoid e sul periodo del Protettorato, e il direttore del Memoriale di Lidice, Stehlík, si dicono adesso certi che l’auto adoperata da Heydrich per recarsi da Panenske Brezany dove viveva con la famiglia alla sua residenza al Castello di Praga, e oggetto dell’agguato nella curva stretta di Holesovice quel mattino di fine maggio del 1942, è proprio la Mercedes del 1937 (W 142 II) rinvenuta in un fienile a Pardubice, ormai un rottame con evidenti segni di danneggiamento e poggiata su una catasta di tronchi, successivamente portata da Macek in un’officina specializzata vicino a Hradec Králové.

A Praga l’onnipotente braccio destro di Himmler, principale responsabile della Shoah, utilizzò più di una Mercedes come auto di rappresentanza. In segno di sfida, per manifestare ai cecoslovacchi che non temeva niente e nessuno, viaggiava in decappottabile, nonostante gli fosse stato più volte sconsigliato. Dopo la sua morte, che scatenerà un bagno di sangue e la distruzione totale del paese di Lidice per rappresaglia con l’uccisione di tutti i maschi e la deportazione di donne e bambini, ai gerarchi verrà proibito di muoversi con auto scoperte. 

Ai funerali di Heydrich lo stesso Hitler, che pure ne ammirava la spietatezza, disse che ‘l’Uomo dal cuore di ferro’ era stato davvero stupido a muoversi con una vettura aperta.