BEIRUT - I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sembrano produrre effetti anche sugli equilibri regionali. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con Basem Naeem, membro dell’ufficio politico di Hamas, per discutere degli “ultimi sviluppi” in Medio Oriente e dell’andamento dei negoziati tra Washington e Teheran.
Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato iraniana, Araghchi “ha ribadito il continuo sostegno della Repubblica islamica ai palestinesi e alla loro giusta causa fino alla piena realizzazione dei loro legittimi diritti nazionali”.
Sebbene il memorandum firmato la scorsa settimana da Stati Uniti e Iran non faccia alcun riferimento diretto alla Striscia di Gaza, il testo prevede “una cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano”. Hamas ha accolto con favore l’intesa, esprimendo la speranza che possa contribuire ad arrestare anche le violenze nella Striscia, devastata da oltre due anni di guerra con Israele.
Nel frattempo, il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah nel Libano meridionale continua a reggere, ma resta fragile. Secondo il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric, la tregua “in gran parte regge”, nonostante la presenza di continue attività militari sul terreno.
La Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) ha osservato ieri un intenso fuoco di mitragliatrici israeliane prima che un carro armato delle Forze di difesa israeliane (Idf) sparasse tre colpi nei pressi di Biyyada. Il personale delle Nazioni Unite ha inoltre rilevato attività di droni militari israeliani, “apparentemente per monitorare i caschi blu dell’Unifil”, ha riferito Dujarric.
Solo sabato scorso le forze Onu avevano registrato “numerosi raid aerei e 451 episodi di fuoco” attribuiti all’esercito israeliano, oltre a “20 traiettorie” attribuite a Hezbollah.
Per questo motivo le Nazioni Unite hanno rinnovato l’appello a tutte le parti affinché “rispettino pienamente il cessate il fuoco e si astengano da qualsiasi escalation, soprattutto durante questo delicato periodo di negoziati in corso”.
Parallelamente proseguono i contatti diplomatici tra Israele e Libano. Secondo Reuters, che cita tre fonti israeliane, i due Paesi stanno discutendo un progetto pilota sostenuto dagli Stati Uniti che prevede il ritiro graduale dell’Idf da alcune aree del Libano meridionale e il trasferimento del controllo alle Forze armate libanesi (Laf). Nell’ambito dell’iniziativa, i militari libanesi verrebbero addestrati e sottoposti a verifiche da parte di Washington.
Secondo il quotidiano libanese Ad-Diyar, durante la nuova tornata di colloqui a Washington le parti lavoreranno per individuare le aree pilota da affidare alle Laf e definire nuove misure per rafforzare il cessate il fuoco.
Lo stesso giornale riferisce che il Comando Centrale degli Stati Uniti sarebbe stato incaricato di creare una sala operativa militare destinata a supervisionare, monitorare e tracciare la situazione nel Libano meridionale, aprendo la strada a un nuovo meccanismo di controllo della sicurezza nell’area.
Secondo Al Akhbar, quotidiano vicino a Hezbollah, Israele avrebbe avanzato una serie di richieste nell’ambito dei negoziati. Tra queste figura il dispiegamento dell’esercito libanese sulla cresta di Ali al-Taher e la distruzione, sotto supervisione statunitense, delle infrastrutture militari del movimento sciita filoiraniano.
L’Idf chiede inoltre chiarimenti sulla sorte del pilota israeliano Ron Arad, scomparso in Libano nel 1986, e la consegna dei suoi resti prima di procedere all’eventuale rilascio di prigionieri libanesi.
Israele punta, infine, a mantenere una presenza militare nella zona cuscinetto del Libano meridionale e richiede un coordinamento diretto con Beirut per l’attuazione delle misure di sicurezza previste dagli accordi in discussione.