BRUXELLES - Le basi militari statunitensi in Italia hanno svolto un ruolo “massiccio” a sostegno dell’operazione “Epic Fury” contro l’Iran. A rivelarlo è stato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che in un’intervista a Fox News ha parlato di circa 500 aerei statunitensi decollati dal territorio italiano nell’ambito di una più ampia mobilitazione europea che avrebbe coinvolto tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo.
Secondo Rutte, il contributo degli alleati europei all’operazione è stato molto più ampio di quanto spesso emerga nel dibattito pubblico. Pur comprendendo la “delusione” espressa in alcune occasioni dal presidente statunitense Donald Trump nei confronti di alcuni partner, il segretario generale ha sottolineato che si tratta di episodi isolati.
“Paese dopo paese, alleato dopo alleato hanno messo a disposizione le loro basi per Epic Fury”, ha affermato, sostenendo che l’Europa si è trasformata in una vera e propria “piattaforma di proiezione della potenza” per gli Stati Uniti. “Quando si prende, per esempio, l’Italia, 500 aerei Usa sono decollati dalle basi statunitensi in Italia per sostenere Epic Fury, quindi è una cosa enorme”, ha dichiarato Rutte.
Il segretario generale della Nato ha citato anche il caso della Romania, spiegando che Bucarest ha dovuto limitare il traffico aereo commerciale per consentire l’utilizzo degli aeroporti da parte dei velivoli cisterna impiegati nelle operazioni militari. “Tutto questo sta accadendo”, ha osservato, invitando a non focalizzare l’attenzione esclusivamente sulle tensioni tra Washington e alcuni alleati.
Dopo le dichiarazioni di Rutte, una fonte della Nato ha precisato il significato delle sue parole: “Il segretario Generale ha sottolineato come gli Alleati, inclusa l’Italia, abbiano rispettato gli accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il punto chiave è che il Segretario Generale non ha detto nulla riguardo alle armi cinetiche, ha affermato che gli Alleati hanno onorato i loro impegni, non che siano andati oltre”.
Nell’intervista, Rutte ha inoltre attribuito a Trump il merito di aver rafforzato l’Alleanza Atlantica attraverso la pressione esercitata sugli alleati affinché aumentassero le spese per la difesa. Secondo il segretario generale, il presidente statunitense ha contribuito a rendere più sicuri gli Stati Uniti e l’intera Nato, spingendo Europa e Canada a investire maggiormente nelle proprie capacità militari.
“Quando si guardano i numeri degli investimenti che i paesi Nato stanno facendo ora nella propria difesa, sono impressionanti”, ha affermato, aggiungendo di aver visto dati “enormi”, superiori alle sue stesse aspettative durante la preparazione del viaggio negli Stati Uniti.
Rutte ha parlato anche di un vero e proprio “dividendo della difesa”, evidenziando i benefici economici e occupazionali generati dall’aumento delle spese militari su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Tutto grazie alla sua leadership”, ha detto riferendosi a Trump.
Il segretario generale della Nato ha inoltre definito il presidente statunitense come “il leader del mondo libero”, sostenendo che gli alleati europei e canadesi sono pronti a seguirne la linea sui principali dossier internazionali, dall’Iran alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, fino all’Ucraina e all’incremento della spesa militare.
Sul dossier iraniano, Rutte ha affermato che Trump “ha fatto esattamente quello che doveva fare”, difendendo l’intesa raggiunta con Teheran e sostenendo che essa impedirà all’Iran di sviluppare capacità nucleari militari tali da rappresentare una minaccia per la regione e per il resto del mondo.
Il segretario generale ha collegato la questione iraniana anche alla sicurezza marittima nel Golfo Persico, ricordando che i leader del G7 hanno sostenuto Washington sia sul tema dell’Iran sia sul principio della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Secondo Rutte, gli alleati europei stanno inoltre riposizionando “in modo massiccio” mezzi nell’area per poter contribuire, se necessario, ad attività come lo sminamento.
Guardando al prossimo vertice Nato, Rutte ha descritto l’appuntamento come un momento di consolidamento della leadership Usa: all’incontro, ha spiegato, parteciperanno i 32 membri dell’Alleanza insieme ad altri dieci Paesi partner, per un totale di 42 nazioni che rappresentano un’economia da circa 70mila miliardi di dollari, pari a “due volte e mezzo” quella statunitense.
“Vogliono seguirlo”, ha detto riferendosi a Trump. “Sono assolutamente sicuro che, come il G7 è stato un grande successo, anche ad Ankara vedremo questi 42 paesi arrivare a conclusioni comuni”.