L’influenza aviaria, veicolata dal virus AH5N1, è un’infezione virale che si verifica principalmente negli uccelli. In particolare, gli uccelli selvatici, soprattutto acquatici, sono il veicolo principale di diffusione di questi virus, che poi possono essere trasmessi, ad esempio, agli animali da allevamento, provocando danni economici ingenti. I virus aviari hanno una grande capacità di mutare e, recentemente, alcuni di questi ceppi virali sono stati trasmessi anche ai mammiferi, tra cui bovini e animali da compagnia, in particolare gatti. Ma è vero che il virus dell’influenza aviaria può essere facilmente trasmesso all’uomo?
Negli ultimi mesi si è parlato molto dei virus aviari, soprattutto per i diversi focolai che si stanno verificando nel mondo, anche in Australia, che coinvolgono in particolare gli allevamenti di bovini da latte, con centinaia di casi negli animali e alcune decine di contagi nell’uomo, generalmente con sintomatologia lieve, associata per lo più a congiuntivite e talvolta a sintomi che coinvolgono le vie respiratorie superiori. I virus aviari si trasmettono però raramente all’uomo.
Ma come si può contrarre l’aviaria? L’uomo può infettarsi con il virus dell’influenza aviaria a seguito di contatti diretti con animali infetti (vivi o morti) e/o loro escrezioni (in particolare con le feci e gli oggetti o superfici contaminate da queste). A ogni modo, il virus dell’influenza aviaria è altamente infettivo, spesso mortale per gli uccelli. Anche nell’uomo, l’attuale tasso di letalità (numero di morti su numero di casi) è estremamente elevato: circa il 50% delle persone contagiate non sono sopravvissute all’infezione. Fortunatamente, le infezioni d’influenza aviaria nell’uomo sono appunto sporadiche e, a differenza di quanto accade con i ceppi dell’influenza di stagione, le persone possono contrarre l’influenza aviaria solo se esposte a diretto contatto con animali infetti o con le loro secrezioni. È bene chiarire che non è mai stata registrata una trasmissione di H5N1 da una persona infetta a un altro essere umano.
Come sottolineano i ricercatori per potersi trasmettere da uomo a uomo l’H5N1 dovrebbe subire numerose mutazioni e cambiare forma. A oggi, il virus non è stato in grado di evolversi in modo da potersi diffondere facilmente da una persona all’altra. Potrebbe non farlo mai. Un ulteriore ostacolo alla diffusione fra gli esseri umani è rappresentato dal fatto che il virus H5N1 non riesce a entrare facilmente nelle cellule che rivestono naso e bocca. Sarebbe problematico se il virus sviluppasse mutazioni che lo aiutassero a entrare in queste cellule. Una riflessione che i virologi e i microbiologi fanno da tempo. Naturalmente, maggiore è il numero di specie di mammiferi infettate dal virus, maggiori sono le possibilità che questo si adatti e si diffonda un ceppo pericoloso per l’uomo. Ma quindi l’aviaria è un rischio anche per gli esseri umani? Sì, ma limitatamente. La maggior parte dei virus aviari è relativamente innocua per l’uomo. I casi umani possono essere asintomatici o con sintomi lievi. Al momento non c’è alcuna conferma della possibilità di una trasmissione da uomo a uomo e, sempre secondo i ricercatori, il rischio infezione per la popolazione generale è basso e può diventare moderato solo per i lavoratori o altro personale esposto in un allevamento in cui siano presenti casi confermati.
Attualmente è disponibile un vaccino contro l’aviaria, destinato alle persone più esposte al rischio di trasmissione, in primo luogo chi lavora in allevamenti avicoli e i veterinari. I vari centri per il controllo delle malattie monitorano la situazione diffondendo delle raccomandazioni per la protezione delle persone.
Tra le raccomandazioni quella di evitare il contatto fisico diretto non protetto o l’esposizione ravvicinata con bovini e materiali potenzialmente infetti o confermati come infetti dal virus HPAI A (H5) e di evitare di mangiare o bere latte crudo o prodotti a base di latte crudo. Scegliere il latte pastorizzato è il modo migliore per proteggersi.
Se il latte di mucche infette dal virus dell’influenza aviaria H5N1 viene pastorizzato, non è infettivo se ingerito. Rappresenta invece un rischio se consumato crudo e non trattato. In un recente studio sono stati analizzati campioni di latte crudo munto da una mandria di mucche con aviaria. Topi nutriti con questo latte hanno sviluppato rapidamente sintomi di tipo neurologico (come la letargia) tipici di un’infezione da aviaria.
Secondo gli esperti, inoltre, non c’è alcuna evidenza che l’influenza aviaria possa essere trasmessa all’uomo mediante consumo di carne contaminata. Il rischio di entrare in contatto con prodotti contenenti il virus è anche minimizzato dalle misure di sicurezza previste dalle normative che, per esempio, impongono l’abbattimento e lo smaltimento sicuro dei capi degli allevamenti in cui vengono trovati animali positivi. Non c’è alcun rischio di trasmissione neppure attraverso il consumo di carni avicole o uova.
In conclusione, è falso che il virus dell’influenza aviaria possa infettare facilmente l’uomo. I virus aviari si trasmettono raramente all’uomo e al momento non c’è evidenza di una trasmissione da uomo a uomo. È tuttavia necessario limitarne tempestivamente la diffusione con interventi di bonifica sugli allevamenti e protezione dei lavoratori esposti per evitare che nel futuro il virus possa mutare diventando un problema anche per l’uomo.