BRUXELLES - Il Consiglio Affari Esteri (CAE) dell’Unione Europea, riunitosi a Lussemburgo, si è concluso senza alcuna decisione punitiva nei confronti di Israele. Nonostante le forti pressioni di alcuni Stati membri per sospendere l’Accordo di Associazione Ue-Israele, la mancanza di unanimità ha bloccato ogni iniziativa, lasciando l’Unione in una fase di stallo critico.
La discussione è stata animata dall’appello del ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares Bueno, che insieme a Irlanda e Slovenia ha sollecitato una sospensione totale dell’accordo. “Israele deve cambiare rotta, la guerra non può essere l’unico modo in cui si relaziona con i suoi vicini. Oggi ci giochiamo la credibilità”, aveva dichiarato Albares al suo arrivo.
A questa posizione si è aggiunto il Belgio, che per voce del ministro Maxime Prevot ha definito “inaccettabile” la condotta israeliana in Libano. Riconoscendo l’impossibilità di una sospensione totale, Bruxelles ha chiesto almeno uno stop parziale alle concessioni commerciali o l’esclusione di Israele da programmi prestigiosi come Horizon EU.
L’opposizione più ferma è arrivata da Roma e Berlino, rendendo impossibile raggiungere l’unanimità necessaria per la sospensione. Il ministro italiano Antonio Tajani ha ribadito la preferenza per sanzioni individuali contro i coloni violenti in Cisgiordania, ritenendo che il blocco dell’accordo commerciale colpirebbe indiscriminatamente la popolazione civile israeliana.
Sulla stessa linea, il ministro tedesco Johann Wadephul ha definito inappropriata la proposta di sospensione, insistendo sulla necessità di un dialogo critico e costruttivo; Berlino ha tuttavia espresso dure critiche sulla reintroduzione della pena di morte e ha avvertito contro ogni ipotesi di annessione in Cisgiordania.
L’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, ha illustrato l’esito infruttuoso della riunione: “Poiché la sospensione dell’accordo richiede l’unanimità, il supporto necessario non era presente in aula”. Kallas ha inoltre sollevato dubbi sull’efficacia reale della misura: “Sospendere l’accordo fermerebbe l’espansione in Cisgiordania? Probabilmente no”.
Incalzata dai giornalisti sull’accusa di utilizzare “doppi standard” tra il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente, Kallas ha respinto le critiche sottolineando l’efficacia degli aiuti europei ai palestinesi e invitando i critici a confrontare le azioni concrete dell’Ue con quelle degli altri attori internazionali.