Via Veneto, la Fiat, La dolce vita. L’Italia non ha mai smesso di mettere in vetrina i propri anni Sessanta. Michael Sun, curatore della programmazione cinematografica dell’Art Gallery of New South Wales, ha costruito attorno a quell’immagine da cartolina, e in parte anche contro questo stereotipo, la rassegna ‘60s Italia, in programma ogni sabato dal 5 settembre al 24 ottobre al Domain Theatre, all’interno della nuova Sydney Cinémathèque. “L’Italia ha questa visione di sé come l’Italia dei Sessanta: bellezza e glamour”- dice Sun -. È l’idea di esportare nel mondo la fantasia dell’Italia, una fantasia che è rimasta nell’immaginario occidentale”. Da qui nascono i due filoni del programma. Da una parte, gli artefici di quella fantasia, con Federico Fellini in testa: si apre con La dolce vita e si chiude con un doppio programma che accosta a Nine, il musical hollywoodiano del 2009 che ne è l’adattamento. Una chiusura quasi ironica, sulla fascinazione che l’Italia di quegli anni continua a esercitare su Hollywood. Dall’altra parte ci sono i registi che quella fantasia l’hanno smontata. Teorema, in programma il 17 ottobre, è la scelta di cui Sun va più fiero: “Penso a Pier Paolo Pasolini, uno dei più critici della sua generazione nei confronti di ciò che l’Italia stava diventando”. Lo definisce “uno dei più grandi intellettuali pubblici del suo tempo”.

I due titoli italo-australiani della rassegna arrivano invece il 26 settembre, in doppia programmazione. Clay di Giorgio Mangiamele (1965), regista siciliano emigrato in Australia, è il primo lungometraggio completato di un autore che da anni raccontava l’esperienza migrante e uno dei primi film australiani presentati in concorso a Cannes. A seguire, They’re a Weird Mob di Michael Powell (1966), con Walter Chiari, che festeggia i sessant’anni con una nuova copia restaurata, presentata in prima mondiale.

Su Clay, Sun propone una lettura che va oltre la trama del fuggitivo protetto da una scultrice: “Ci sono risonanze con l’esperienza migrante dello stesso Mangiamele. Il fuggitivo può essere letto come una figura di immigrato: qualcuno che non si incastra con l’ambiente, disprezzato dai residenti, che deve costruirsi una casa dove una casa non c’è”.

They’re a Weird Mob, invece, lo considera quasi un reperto storico: “Ha presentato agli australiani l’immigrato italiano sullo schermo, in un momento in cui quel tipo di immigrazione era nuova e se ne sapeva pochissimo. Oggi l’Australia senza l’immigrazione italiana è quasi impensabile”.

Alla domanda su chi speri di vedere in sala, Sun risponde: “La comunità italiana di Sydney, perché possa celebrare il proprio cinema nazionale ma anche scoprire cose nuove: immagino che molti non abbiano mai sentito parlare di Clay”. E poi i più giovani, quelli che si avvicinano oggi al cinema italiano. “La dolce vita lo conoscono tutti. Ma vederla in una sala piena è un’altra cosa: è la nostra missione”.