La notizia che di fronte alle scuole di Napoli arriveranno i metal detector, dopo veri episodi di ritrovamenti di armi addosso o negli zaini dei ragazzi, non può non toccare anche la presentazione alla ‘Festa del Cinema di Roma’ di La preside, la miniserie Rai di Luca Miniero, nella quale Luisa Ranieri interpreta un personaggio liberamente ispirato a Eugenia Carfora, la dirigente scolastica di Caivano divenuta simbolo di coraggio e determinazione, che ogni giorno lotta per il riscatto educativo e sociale dei ragazzi.

“Certo è che è un po’ triste che entrino i metal detector ed escano altre materie che magari possono essere più formative,” dice l’attrice. “Io con una figlia adolescente ho avuto modo di vedere che alle medie quello che per noi succedeva alle superiori oggi succede là - aggiunge - come l’approccio con il sesso, il corpo che cambia, la difficoltà relazionale. Tutto questo è anticipato almeno di tre anni rispetto alla mia generazione.” 

Forse “andrebbe frequentato di più l’ambiente per capire cosa serve alle nuove generazioni, anche perché non c’è mai stato un investimento importante su di loro, né una grande politica sull’istruzione negli ultimi 30 anni.”

Per certi contesti “si pensa al metal detector ma bisognerebbe fare un lavoro molto prima sulle famiglie, facendo rete”. Poi “l’ascolto che si può ricevere a scuola, il confronto con i propri coetanei che vivono i tuoi stessi problemi, è fondamentale nella crescita - osserva - per questo estenderei anche l’obbligo scolastico fino ai 18 anni.”

La miniserie in quattro puntate, visibile con Il Globo Tv in streaming su Rai Italia, nasce da un’idea di Luca Zingaretti, anche cosceneggiatore e coproduttore con la società creata con la moglie Luisa, la Zocotoco, insieme a Bibi Film e in collaborazione con Rai Fiction.

Nella storia, che ha nel cast, fra gli altri, anche Ivan Castiglione, Alessandro Tedeschi, Francesco Zenga, Ludovica Nasti, Pasquale Brunetti, Daniela Ioia e Claudia Tranchese, incontriamo la protagonista Eugenia Liguori (Ranieri) quando accetta come primo incarico da preside quello rifiutato da tanti colleghi, l’Istituto Ortese, situato in una zona di Napoli al centro di una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa. Una scuola devastata dentro e fuori, che l’irrefrenabile Eugenia inizia subito a rivoluzionare, occupandosi nello stesso tempo di riportare in classe gli studenti, anche andandoli a recuperarli uno a uno.

L’intento “non era di fare un santino di questa donna straordinaria, ma raccontarla per quello che è, un’eroina moderna, come tutti quei professori, i dirigenti di tutte queste scuole delle periferie italiane che, pur essendo abbandonati e sottopagati, vogliono cambiare le cose,” spiega Ranieri. “Volevamo mettere un faro, ma senza vittimismo, sull’azione di Eugenia con quella voglia di fare nel quotidiano la propria parte e di farla bene,” sottolinea l’attrice, che per prepararsi ha seguito la vera Eugenia “come un’ombra” per alcuni giorni nel suo lavoro.

Questo “non è un biopic ma una storia liberamente ispirata perché volevamo allargare con quest’esempio lo sguardo. Come in tutte le periferie, anche in quella di Napoli non c’è solo criminalità ma anche della gente perbene che silenziosamente fa il proprio lavoro.” L’istruzione poi “è il primo baluardo di una società evoluta.” Zingaretti, che ha avuto l’idea della serie dopo aver visto un documentario di Domenico Iannacone sulla preside a Caivano (“ero al telefono per parlare con lei ancora prima dei titoli di coda”), non crede che “le fiction debbano avere un intento di nessun tipo. Le storie che sentiamo raccontare ci cambiano nel bene o nel male, poco o tanto, come le persone che incontriamo. Spero che La preside induca quantomeno a delle riflessioni, che possa cambiare in meglio tante persone, perché ci si misura con un esempio luminoso come quello di Eugenia Carfora.”

Per la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati, è importante “tornare a raccontare la scuola e lo stiamo facendo, perché è un microcosmo della società civile. La preside di Caivano, a cui il personaggio di Luisa si ispira, vi ha operato una trasformazione, cambiando i destini di molti ragazzi”.

In un momento in cui il problema della sicurezza nelle scuole italiane appare sempre più urgente, la miniserie rappresenta un’occasione per riflettere non solo sulle criticità ma anche sulle potenzialità del sistema scolastico, che, se supportato adeguatamente, può diventare una vera e propria arma di riscatto sociale e culturale per le nuove generazioni.