PECHINO - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato accolto a Pechino dal leader cinese Xi Jinping con una cerimonia solenne presso la Grande Sala del Popolo in piazza Tienanmen. La visita, la prima di un inquilino della Casa Bianca in quasi un decennio, giunge in un momento di profonde tensioni, ma si è aperta con l’auspicio di un cambiamento storico nelle relazioni tra le due superpotenze. 

Accompagnato da una delegazione di altissimo profilo (che include il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il CEO di Tesla e X Elon Musk) Trump ha puntato immediatamente sulla diplomazia personale, definendo la relazione tra Washington e Pechino come “una delle più significative nella storia umana”. 

Durante il banchetto di Stato, descritto da Trump come un’accoglienza “magnifica e senza pari”, è emerso un inaspettato parallelismo retorico. Xi Jinping, citando lo slogan del presidente Usa, ha affermato che i popoli di Cina e Stati Uniti sono entrambi grandi popoli, impegnati a realizzare rispettivamente il “grande rinnovamento della nazione cinese” e a “rendere di nuovo grande l’America” (Make America Great Again). 

L’accostamento tra il Maga e il “Sogno Cinese” (concetto caro a Xi fin dal 2012) suggerisce la convinzione del leader cinese che il progresso di Pechino possa coesistere con la visione di Trump. “Il mondo è un mondo speciale con noi due uniti”, ha rincarato Trump, sottolineando i valori comuni del duro lavoro e del successo, non senza un tocco di colore: “Molti cinesi amano il basket e i blue jeans, e i ristoranti cinesi negli Usa superano le cinque più grandi catene di fast food messe insieme”. 

Uno dei risultati più tangibili del bilaterale riguarda il Medio Oriente. Trump e Xi hanno concordato formalmente che l’Iran non dovrebbe mai possedere armi nucleari. Un punto cruciale è stata l’intesa sullo Stretto di Hormuz: entrambi i leader hanno condiviso la necessità che rimanga aperto per garantire il libero flusso di energia, opponendosi a qualsiasi tentativo di militarizzazione o imposizione di pedaggi di transito. In un’ottica di stabilità futura, Xi ha espresso interesse ad aumentare l’acquisto di petrolio statunitense per ridurre la dipendenza della Cina dallo Stretto. 

Sul piano commerciale, il vertice è destinato a produrre risultati imponenti. È imminente l’annuncio della vendita di 500 Boeing 737 Max, una delle commesse più grandi nella storia dell’aviazione civile.  

Le discussioni della delegazione hanno toccato anche l’incremento dell’export di prodotti agricoli statunitensi, la stabilità delle forniture globali di terre rare e il contrasto congiunto al traffico internazionale di fentanyl. 

Nonostante il clima cordiale, resta aperto il nodo di Taiwan. Xi Jinping è stato esplicito: “Se gestita male, le due nazioni potrebbero entrare in rotta di collisione o addirittura scontrarsi”. Il leader cinese ha esortato Washington a superare la “trappola di Tucidide” (lo scontro inevitabile tra una potenza emergente e una consolidata) per inaugurare un paradigma di stabilità strategica. 

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha tentato di rassicurare gli alleati dichiarando che la politica statunitense su Taiwan resta “coerente”, mentre il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha anticipato che Trump fornirà ulteriori dettagli sulla questione nei prossimi giorni. La nota ufficiale della Casa Bianca ha preferito definire l’incontro genericamente “buono”, omettendo riferimenti diretti a Taiwan per non scalfire il successo diplomatico dei colloqui economici. 

A suggello di questo “momento incredibile”, Donald Trump ha ufficialmente invitato Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan alla Casa Bianca. L’incontro di ricambio è già stato fissato per il 24 settembre, data in cui i due leader torneranno a brindare a quelli che il presidente Usa ha definito “i ricchi e duraturi legami tra i popoli statunitense e cinese”.