MONTEVIDEO - In Uruguay ci sono tra le 16mila e le 20mila persone nate all’estero che possono votare e hanno la cittadinanza del Paese, ma che non sono considerate formalmente nazionali uruguaiani.
Un paradosso giuridico che il governo di Yamandú Orsi vuole ora risolvere con una legge interpretativa della Costituzione.
“Per noi è una questione di diritti umani”, ha spiegato il prosegretario della presidenza, Jorge Díaz, annunciando l’iniziativa elaborata dopo una serie di consultazioni con esperti di diritto costituzionale. Il progetto stabilisce che debbano essere considerati nazionali uruguaiani tanto i cosiddetti cittadini “naturali” quanto quelli “legali”.
La distinzione affonda le radici nella prima Costituzione uruguaiana del 1830, secondo cui sono cittadini naturali le persone nate in Uruguay e i figli di uruguaiani nati all’estero, mentre gli stranieri che si stabiliscono nel Paese possono ottenere, dopo alcuni anni di residenza e rispettando una serie di requisiti, la cosiddetta “cittadinanza legale”.
In pratica, una persona può vivere per sempre nel Paese, votare alle elezioni e avere documenti uruguaiani, continuando però a essere considerata formalmente straniera quanto alla nazionalità.
È una particolarità che ha provocato soprattutto problemi con i passaporti, visto che i documenti internazionali prevedono un campo specifico per la nazionalità e diversi cittadini legali hanno denunciato negli anni difficoltà ai controlli migratori, incongruenze nei documenti e problemi nell’ottenimento di visti.
Per chi proviene da nazioni che non consentono la doppia nazionalità la situazione diventa ancora più delicata, visto che dopo aver ottenuto la cittadinanza uruguaiana può aver perso o rinunciato a quella d’origine, senza però essere riconosciuto dall’Uruguay come proprio nazionale al pari di chi è nato nel Paese. Díaz ha parlato di persone rimaste “praticamente in situazione di apolidia”.
Il dibattito è diventato particolarmente visibile anche con le modifiche apportate negli ultimi anni ai passaporti uruguaiani, che hanno riaperto una questione irrisolta da decenni: quale nazionalità indicare sul documento di una persona che lo Stato considera cittadina “legale” uruguaiana ma non “nazionale”?
Per sciogliere il nodo, i costituzionalisti Ruben Correa Freitas e Martín Risso, consultati dalla presidenza, hanno sostenuto la possibilità di interpretare l’ottenimento della cittadinanza legale come un vero processo di naturalizzazione, e anche l’Istituzione nazionale per i diritti umani ha indicato la legge interpretativa tra le possibili soluzioni al problema.
La proposta non elimina comunque tutte le differenze previste dalla Costituzione. Determinate cariche, come la presidenza, continueranno a essere riservate ai cittadini nati su suolo uruguaiano e resteranno invariati i requisiti necessari agli stranieri per ottenere la cittadinanza.
Alcuni costituzionalisti e settori dell’opposizione sostengono che una semplice legge interpretativa non sia sufficiente e che per equiparare cittadinanza e nazionalità sarebbe necessaria una riforma della Costituzione.
Uno degli argomenti è contenuto nello stesso articolo 81 della Carta, che stabilisce che la nazionalità non si perde neppure naturalizzandosi in un altro Paese, mentre precisa separatamente che la cittadinanza legale può essere persa in seguito a una successiva naturalizzazione. Per i critici, questa distinzione dimostrerebbe che i due concetti non sono equivalenti.