Filippo Tommaso Marinetti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1876. Studiò in Francia presso i Gesuiti, continuando poi gli studi alla Sorbona, dove ottenne il diploma di bachelier es lettres. Si laureò in giurisprudenza a Genova. Ma la sua passione letteraria doveva aver la meglio. Cominciò col pubblicare versi in francese, introdotto a Parigi da Sarah Bernhardt.
Stabilitosi definitivamente in Italia, fondò a Milano la rivista Poesia (1905), invitando a collaborare i maggiori nomi dell’epoca. Il Manifesto del Futurismo, pubblicato a sue spese nel Figaro (20 febbraio 1909) dette vita a uno dei movimenti d’avanguardia più significativi del secolo, che operava trasgressioni sulla lingua considerata il codice di cultura borghese, ma che nello stesso tempo dava fiducia a una futura civiltà tecnologica. Interventista nel 1915, uscì dalla Grande Guerra con una ricompensa al valore militare,
Sansepolcrista e fascista, benchè non sempre ortodosso, entrò nell’Accademia d’Italia (1929) e prese parte alla campagna etiopica come ‘seniore’ in un’unità di camicie nere. Nel 1942 era combattente sul Don. Morì a Bellagio (Como) nel 1944. Ricca la sua produzione poetica, di cui è stata pubblicata solo una parte: Scritti francesi, Teoria e invenzione futurista, La grande Milano tradizionalista e futurista, Una sensibilità italiana nata in Egitto. Il suo stile si rivela in questi versi: “Ah! ah! vedo a un tratto mulini/neri, dinoccolati/ che sembran correr su l’ali/di tela vertebrata/come su gambe prolisse”. La voce del poeta a volte appare come un travestimento quasi corrosivo, ma portatore di modernità, di una nuova forma espressiva.
MARIANO CORENO