SYDNEY – Il mercato immobiliare australiano potrebbe restare debole ancora per circa un anno, con una ripresa dei prezzi attesa soltanto dal settembre 2027, secondo una nuova indagine condotta dall’Australian Property Institute.
Lo studio, basato sulle valutazioni di 384 esperti del settore, indica una flessione complessiva dei prezzi delle abitazioni compresa tra l’8 e l’11 per cento rispetto al massimo raggiunto a marzo.
I dati di Cotality mostrano che il valore delle case è già diminuito del 5,2 per cento da allora, il che suggerisce che la correzione sarebbe arrivata soltanto a metà del percorso previsto.
A Sydney e Melbourne, un calo dell’11 per cento riporterebbe i prezzi su livelli che non si vedevano, in alcuni casi, dal febbraio 2021.
L’Australian Property Institute ha assegnato al mercato nazionale un punteggio di 4,3 su 10 nel trimestre terminato il 30 settembre. Victoria, New South Wales e Queensland hanno registrato i risultati peggiori, tutti sotto quota cinque, con il Victoria ultimo a 3,7.
La responsabile della ricerca Sherman Chan ha spiegato che il principale ostacolo resta la scarsa fiducia.
“Le persone temono nuovi aumenti dei tassi d’interesse e cercano maggiore chiarezza”, ha dichiarato.
Proprio i tassi rappresentano la principale preoccupazione degli esperti, seguiti dall’inflazione e dalla riduzione delle agevolazioni fiscali per gli investitori immobiliari.
Il costo del denaro è stato portato al 4,6 per cento nella riunione della Reserve Bank del 29 settembre, il livello più alto degli ultimi 15 anni, e la governatrice Michele Bullock ha lasciato aperta la possibilità di ulteriori rialzi entro fine anno.
La Banca centrale ha inoltre indicato di essere pronta ad accettare un mercato del lavoro più debole pur di riportare sotto controllo l’inflazione.
Sul fronte degli affitti, però, il quadro è molto diverso. Secondo Cotality, il canone mediano nazionale ha raggiunto circa 700 dollari a settimana.
Un sondaggio dell’Australia Institute mostra che la maggioranza degli australiani sarebbe favorevole all’introduzione di limiti agli affitti.
Il ministro per l’Edilizia abitativa Clare O’Neil ha tuttavia respinto questa soluzione, sostenendo che finirebbe per ridurre l’offerta disponibile.
“L’effetto sarebbe quello di spingere i proprietari a ritirare le loro abitazioni dal mercato, riducendo il numero di case in affitto, e scoraggiare gli investimenti nelle nuove costruzioni di cui abbiamo davvero bisogno”, ha dichiarato.
O’Neil ha riconosciuto che l’abitazione è diventata troppo costosa, ma ha sostenuto che il problema debba essere affrontato “nel modo difficile”, cioè costruendo più case.
Chan ritiene inoltre che l’attuale debolezza non possa essere spiegata soltanto dal timore di nuovi rialzi dei tassi.
A suo giudizio, l’incertezza sulle modifiche fiscali annunciate nel bilancio di maggio ha contribuito a frenare il mercato.
“C’è molta attesa - ha affermato -. L’inflazione elevata e il costo della vita, da soli, non giustificano il calo che stiamo osservando. È soprattutto la mancanza di chiarezza sui cambiamenti delle politiche a trattenere le persone”.
Dal luglio 2027, il negative gearing sarà limitato alle nuove costruzioni, mentre le plusvalenze reali saranno tassate con un’aliquota minima del 30 per cento.
Secondo l’Australian Property Institute, una comunicazione più chiara di queste modifiche potrebbe anticipare la ripresa, anche se le previsioni restano divise tra chi vede un miglioramento già all’inizio del 2027 e chi teme che la debolezza possa protrarsi fino al 2028.