WASHIGNTON - Il ritorno di una malattia a lungo considerata un ricordo del passato sta riaccendendo l’allarme sanitario negli Stati Uniti. Dichiarato debellato dal Paese nel 2000, il morbillo è tornato a fare paura, spinto da una recrudescenza di contagi che sta mettendo a dura prova le strutture sanitarie e riaprendo il dibattito sulle coperture vaccinali.  

Trasmesso per via aerea attraverso colpi di tosse e starnuti, il virus è altamente contagioso poiché rimane attivo fuori dall’ospite fino a due ore. Sebbene presenti sintomi comuni come eruzioni cutanee, tosse e naso che cola, può svilupparsi in complicanze gravi quali cecità, encefalite, diarrea, disidratazione e persino la morte. Il trattamento consiste in cure di supporto per prevenire la carenza di vitamina A, dato che non esistono farmaci antivirali approvati per “curare” la malattia. Pertanto, la strategia più efficace resta la vaccinazione (somministrata da sola o nel vaccino combinato MMR contro morbillo, parotite e rosolia), indirizzata soprattutto a bambini piccoli e donne in gravidanza. 

Sebbene il morbillo rimanga diffuso soprattutto nei Paesi a basse risorse con infrastrutture sanitarie deboli, negli Usa il rischio di focolai riaffiora periodicamente con il rientro di viaggiatori infetti dall’estero. I dati del CDC pubblicati il 2 ottobre mostrano che nel 2026 sono stati registrati 3.887 casi confermati su scala nazionale (rispetto ai 2.289 dell’intero 2025).  

La Pennsylvania rappresenta il focolaio principale del Paese, con 1.078 casi al 7 ottobre, concentrati soprattutto in comunità religiose insulari con tassi di vaccinazione storicamente più bassi per disinformazione o carenza di sensibilizzazione. Le autorità sanitarie statali segnalano che meno dell’1% dei contagi riguarda soggetti vaccinati e che il 31% coinvolge individui sotto i 18 anni. 

In Pennsylvania l’epidemia, iniziata ad aprile, registra un bilancio complessivo riportato dal Washington Post di oltre 970 casi confermati in 39 contee, quasi 200 ricoveri e cinque decessi associati, tra cui due neonati e tre adulti non vaccinati. Ad allarmare i medici è la gravità delle complicanze anche in persone precedentemente sane: oltre alle difficoltà respiratorie che hanno richiesto ossigeno e talvolta ventilazione assistita, diversi pazienti hanno sviluppato epatite o encefalite. Alcuni sono stati dimessi, mentre altri affrontano recuperi lenti e rischiano di non riacquistare tutte le capacità precedenti.  

Vi è inoltre il timore che molti casi sfuggano alle statistiche. Patrick Gavigan, specialista in malattie infettive pediatriche al Penn State Health Golisano Children’s Hospital, racconta: “Per ogni paziente pediatrico ricoverato, parlando con la famiglia scopriamo che tutti o quasi tutti a casa hanno avuto una malattia simile al morbillo”. 

Tuttavia, i familiari raramente si sottopongono ai test, salvo nei casi gravi. Questo rallenta il tracciamento dei contatti, con possibili esposizioni segnalate in aree di servizio autostradali, supermercati, un tribunale e un campo estivo di calcio. 

Di fronte all’emergenza, la richiesta di vaccinazioni sta crescendo: il Dipartimento della Salute della Pennsylvania ha registrato ad agosto oltre 49mila dosi MMR somministrate (quasi il doppio rispetto alla media mensile) e più di 38mila nelle prime tre settimane di settembre, erogate anche tramite centri temporanei.  

La gestione dell’epidemia ha scatenato un duro confronto istituzionale. Dopo i primi due decessi, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro ha tenuto una conferenza stampa accusando Robert F. Kennedy Jr., attuale Segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Usa, di aver contribuito al focolaio diffondendo disinformazione sul vaccino MMR. Pur avendo affermato l’efficacia del vaccino al Senato e sui social media sollecitando ai cittadini a vaccinarsi, RFK Jr. ha più volte sostenuto tesi fuorvianti sulla sicurezza dei vaccini. 

Il conflitto tra le autorità locali e federali si riflette direttamente nel conteggio dei morti. Sebbene il Dipartimento della Salute della Pennsylvania abbia registrato finora cinque decessi quest’anno, il sito ufficiale del CDC ne riconosce soltanto due a livello nazionale, inserendo un asterisco in cui specifica che “aggiornerà la sua rendicontazione man mano che saranno disponibili ulteriori informazioni e saranno completate le relative revisioni”. 

Il CDC ha messo in dubbio che il morbillo abbia contribuito ad alcuni dei decessi segnalati dalla Pennsylvania, modificando la propria metodologia di calcolo per fare affidamento solo sui certificati di morte verificati e rifiutandosi di inserire diversi casi dello Stato, ritenuti non verificati.  

Inizialmente riluttante all’intervento federale, il Dipartimento della Salute della Pennsylvania ha successivamente richiesto l’aiuto e le risorse del CDC a condizione che l’agenzia riconosca i suddetti decessi nei propri report, ma le due parti non hanno ancora raggiunto un accordo. Nel frattempo, i funzionari della Pennsylvania confermano la classificazione delle cinque vittime come collegate al morbillo. 

Intervistata da Atlanta News First, la direttrice del CDC, la dottoressa Erica Schwartz, ha spiegato quanto sia difficile stabilire cosa possa essere considerato un “decesso correlato al morbillo”, citando un esempio risalente ai primi tempi della pandemia di COVID-19: “Se qualcuno veniva investito da un autobus e si dava il caso che avesse il COVID, spesso veniva definito come un decesso correlato al COVID”. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità precisa, tuttavia, che “la maggior parte dei decessi per morbillo è dovuta a complicazioni legate alla malattia”. In questo contesto di incertezza e tensioni, la risposta pubblica si trova a dover contenere una patologia infettiva ampiamente prevenibile che era stata dichiarata sradicata dagli Stati Uniti oltre 25 anni fa.