TREVISO - I partecipanti al “rito di purificazione” nell’ex abbazia di Vidor al termine della quale scomparve Alex Marangon, il venticinquenne di Marcon poi trovato morto sul greto del Piave, avrebbero assunto quasi tutti ayahuasca, la bevanda di erbe amazzoniche con potenti effetti allucinogeni. 

È quanto emerge dalla perizia tossicologica disposta dalla Procura di Treviso sui capelli di 17 persone presenti alla cerimonia. La sostanza è illegale in Italia. 

Secondo quanto riportano Gazzettino, Tribuna di Treviso e Corriere del Veneto, 16 partecipanti sono risultati positivi al Dmt, il principio attivo della bevanda, e alle beta-carboline, sostanze che ne amplificano gli effetti visionari. In sette casi è stata rilevata anche la presenza di cocaina. 

Marangon, secondo l’ipotesi investigativa al momento prevalente, sarebbe morto dopo una violenta crisi psicotica provocata dall’assunzione combinata delle due droghe, che lo avrebbe spinto a lanciarsi dalla terrazza dell’abbazia affacciata sul fiume, precipitando per circa 15 metri. Il corpo sarebbe poi stato trascinato dalla corrente e ritrovato il primo luglio a Ciano del Montello, otto chilometri più a valle. 

La morte del giovane è al centro di un’inchiesta che vede indagati l’organizzatore del rito, Andrea Zuin, la compagna Tatiana Marchetto, i due “curanderos” colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo e Alexa Da Secco, moglie del proprietario dell’abbazia. Le ipotesi di reato sono morte in conseguenza di altro reato e cessione di droghe.