WASHINGTON - Il conflitto tra Iran e Stati Uniti ha subito una brusca accelerazione nelle ultime ore. Al lancio del “Project Freedom”, l’iniziativa di Donald Trump per sbloccare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, sono seguiti scontri a fuoco, raid aerei e una pioggia di minacce incrociate che portano la tensione ai livelli di guardia. 

Tra il 4 e il 5 maggio, il silenzio nelle acque del Golfo è stato rotto da esplosioni e dal ronzio dei droni. Le forze statunitensi si sono scontrate con sei imbarcazioni veloci dei Guardiani della Rivoluzione iraniana che tentavano di chiudere il corridoio marittimo, mentre il terminal petrolifero di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, è stato bombardato in un raid attribuito a Teheran. Altri attacchi con missili e droni hanno colpito un porto e una petroliera nella zona.  

Nel frattempo, l’esercito iraniano ha accusato Washington di aver causato la morte di cinque civili durante un attacco a due mercantili al largo dell’Oman. Stamattina, infine, una nave mercantile scortata dagli Usa avrebbe attraversato lo Stretto, notizia confermata da fonti occidentali ma smentita dall’agenzia iraniana Tasnim. 

Presentato dalla Casa Bianca come un ultimatum logistico e uno sforzo umanitario, il piano mira a estrarre circa 2.000 imbarcazioni civili e 20.000 marittimi rimasti intrappolati per settimane tra l’Oman e l’Iran a causa delle minacce di Teheran. 

Il progetto opera su due binari distinti: l’aspetto umanitario riguarda il fatto che molte navi, definite da Trump come “spettatori neutrali e innocenti”, sono ormai prive di cibo e carburante.  

Sul fronte della forza geopolitica, il Pentagono ha stabilito un canale di transito sicuro lungo la costa omanita, costantemente monitorato dai radar e protetto dalla marina statunitense. L’ordine impartito alle truppe è perentorio: qualsiasi interferenza iraniana deve essere considerata ostile e repressa nell’immediato. La strategia ha incassato l’approvazione della Corea del Sud, che sta valutando la partecipazione alla missione per tutelare la libertà di navigazione internazionale. 

Nonostante i combattimenti, i canali diplomatici restano ufficialmente aperti, seppur privi di slancio. Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha ribadito su X che “non esiste una soluzione militare a una crisi politica”, definendo il Project Freedom un “progetto morto” e una provocazione bellica che viola la sovranità nazionale. 

Dall’altro lato, Donald Trump ha alternato toni di sminuimento a minacce apocalittiche, minimizzando la portata del conflitto definendola una “mini guerra” e sostenendo che l’operazione stia andando “molto bene”. Ha però avvertito Teheran con estrema durezza, dichiarando che se colpiranno le navi statunitensi, gli iraniani spariranno dalla faccia della te 

Mentre Washington e Tel Aviv valutano risposte militari mirate contro gli obiettivi iraniani che minacciano lo Stretto, il Pakistan prosegue i suoi sforzi di mediazione nel tentativo di evitare che la regione sprofondi in un conflitto totale.