ROMA - La riforma delle intercettazioni rischia di indebolire in modo “grave e allarmante” le indagini su criminalità organizzata ed eversione politica.
L’allarme arriva dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, che ha scritto ai ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e alla presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Melillo segnala un “obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni” per effetto delle nuove regole sull’utilizzo delle intercettazioni raccolte in procedimenti diversi.
Il problema riguarda soprattutto i reati dei cosiddetti “colletti bianchi” che, secondo gli investigatori, possono collaborare con le organizzazioni criminali pur restando fuori dal perimetro di piena utilizzabilità delle captazioni.
Per il procuratore antimafia, questo produce “un sostanziale arretramento dell’efficacia dell’azione di contrasto” a quei fenomeni, perché rende più difficile usare elementi raccolti in fascicoli collegati per ricostruire reti di complicità, supporto economico e relazioni esterne ai clan.
Il rischio però non riguarda solo la mafia, e Melillo avverte che la riforma può incidere anche sulle inchieste antiterrorismo, impedendo il ricorso a intercettazioni disposte in procedimenti collegati per accertare condotte come la partecipazione ad associazioni sovversive, l’assistenza agli associati, l’istigazione e l’apologia con finalità di terrorismo. Si tratta, sottolinea, di dinamiche centrali anche nei processi di reclutamento, compreso quello di minori.
C’è poi un secondo effetto pratico: per evitare la perdita di elementi probatori, le procure distrettuali sarebbero costrette a disporre le stesse intercettazioni in più procedimenti paralleli. Una duplicazione che, secondo Melillo, comporta un aumento dei costi e una dispersione di risorse investigative e di polizia giudiziaria.
La lettera rilancia così il confronto politico e giudiziario sulla riforma, già contestata da una parte della magistratura per il possibile impatto sulle indagini più complesse.