LONDRA - Il Regno Unito si trova ad affrontare una “crisi profonda” legata all’ondata di odio antisemita che sta colpendo il Paese. Durante un vertice d’emergenza a Downing Street con i leader della politica, delle forze dell’ordine e della cultura, il primo ministro Keir Starmer ha inviato un avvertimento diretto a Teheran: i tentativi dell’Iran di destabilizzare la società britannica “non saranno tollerati”.
Il governo britannico sospetta che dietro alcuni dei recenti incidenti possa esserci la regia di uno Stato straniero. “Stiamo esaminando tutte le possibilità e siamo consapevoli che queste azioni avranno delle conseguenze”, ha spiegato Starmer. In risposta a queste “minacce maligne”, l’esecutivo sta accelerando l’iter legislativo per mettere in atto il primo piano nazionale coordinato volto a rafforzare la coesione e contrastare l’estremismo.
Tra le misure al vaglio dei ministri figurano nuovi poteri antiterrorismo, ovvero strumenti legali che permetterebbero di mettere al bando organizzazioni statali ostili come il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. A questi si affianca un sostegno economico tramite un finanziamento aggiuntivo di 25 milioni di sterline per la protezione delle comunità ebraiche. È previsto inoltre un impegno per il contrasto diretto, volto ad affrontare non solo le conseguenze della violenza, ma anche le forze ideologiche che alimentano l’odio fin dall’inizio.
L’ultimo episodio di questa catena di violenze è avvenuto nelle prime ore di martedì 5 maggio a Londra. La polizia antiterrorismo sta indagando su un incendio doloso appiccato a un’ex sinagoga nel quartiere di Tower Hamlets. L’attacco, avvenuto intorno alle 5:16, ha causato danni a un cancello e a una serratura, ma fortunatamente non ha provocato feriti.
Nonostante l’edificio non fosse utilizzato come luogo di culto da anni, Brittany Clarke, capo della polizia locale, ha sottolineato che l’evento ha generato profondo sconforto nella comunità. Il comandante Helen Flanagan ha confermato che si sta valutando il collegamento con una serie di tentativi di incendio doloso che hanno preso di mira i cittadini ebrei nella zona nord-ovest della capitale.
Il clima di insicurezza ha spinto le autorità a innalzare, lo scorso 30 aprile, il livello di allerta terrorismo nazionale da “sostanziale” a “grave”. La decisione è giunta all’indomani di un brutale attacco con coltello a Golders Green, dove due uomini ebrei sono rimasti feriti per mano di un cittadino britannico di origini somale.
I numeri confermano la gravità della situazione: l’organizzazione Community Security Trust (CST) ha censito 3.700 episodi di odio nel 2025, un dato in aumento rispetto ai 3.556 dell’anno precedente. Parallelamente, secondo l’Institute for Jewish Policy Research, la percezione del problema è drasticamente mutata: oggi il 47% degli ebrei britannici considera l’antisemitismo un problema “molto grave”, a fronte di appena l’11% registrato nel 2012.
In un toccante messaggio televisivo, Starmer ha dato voce alla paura quotidiana della comunità: “Le persone hanno paura di mostrare chi sono, di andare in sinagoga, di mandare i figli a scuola o persino di usare il Servizio Sanitario Nazionale”. Definendo l’antisemitismo un “odio antichissimo”, il primo ministro ha ribadito che volgere lo sguardo altrove non è un’opzione: “Nessuno dovrebbe vivere in questo modo in Gran Bretagna”.