MILANO - “Io andrei con la M&M, Malagò e Max”. È il consiglio che Josè Mourinho dà alla “sua” Italia per ripartire. A Milano per un evento pubblicitario (“sono tornato anche da avversario ma per me è casa”), lo Special One racconta che era con Rui Costa quando ha visto la Nazionale battuta in Bosnia e fuori dal Mondiale per la terza volta di fila. “Non ci volevamo credere: ‘Com’è possibile che la nostra Italia non ce l’abbia fatta?’, ci chiedevamo. Però è reale, è successo”, racconta a Sport Mediaset l’attuale tecnico del Benfica, per il quale la soluzione non sta nell’affidare la Nazionale a un ct straniero.

“L’Italia ha allenatori con carisma, qualità, esperienza. Non puoi avere Ancelotti, ma puoi avere Allegri, Conte e ce ne sarebbero sicuramente anche altri. Però ci sono delle cose che si devono ripensare. Vedo per esempio un Paese come il Portogallo con 10 milioni di abitanti: le competizioni per i giovani, le condizioni di lavoro, ci sono differenze incredibili. Poi si vede la qualità dei giocatori portoghesi che escono ogni settimana con il ct in difficoltà nel scegliere quali giocatori escludere”.

Ecco perchè per Mourinho “l’Italia deve pensare molto alla base. Per quello che sento, quello di Malagò è un nome forte, mi piacerebbe tanto. Con tutta la sua esperienza può cambiare le cose”.

L’ex presidente del Coni, a detta di Mou, “capirebbe la necessità della struttura di base. L’Italia è fortissima in tanti sport olimpici. Io andrei con Malagò e Max”, il riferimento ad Allegri come possibile ct. A proposito di Mondiali, il tecnico lusitano tiferà per il suo Portogallo (“ha il potenziale per farcela”) ma le candidate alla vittoria finale sono tante: “Carletto è Carletto (Ancelotti, ndr), una cosa è il Brasile senza Carletto e un’altra il Brasile con Carletto, può farcela. L’Argentina è campione del mondo in carica, ci sono tanti giocatori con 4 anni in più ma mi sembra una vera squadra, unita, compatta. C’è la Francia che potrebbe schierare tre squadre che andrebbero lì a competere, l’Inghilterra non vince dal ‘66 e prima o poi toccherà a lei. Io comunque andrò in vacanza, guarderò il Mondiale dai quarti in poi”.

Perchè 48 squadre sono “troppe. Ci sono nazionali che vanno lì solo per perdere. Sarà sicuramente una grande festa del calcio, un fenomeno sociale incredibile, ma se parliamo di calcio vero, ci sono squadre che vanno lì solo a farsi un giro. Un futuro da ct? Ci penso ma penso anche alla mia vita senza allenare ogni giorno: vincere, perdere, pareggiare tre volte a settimana, volersi migliorare... Non riesco a immaginarla senza tutto questo, non è ancora il momento”.

L’allievo Chivu, intanto, sta per vincere lo scudetto alla sua prima stagione sulla panchina dell’Inter. “Secondo me è stato molto intelligente: non è passato dal campo alla panchina da una settimana all’altra come hanno fatto altri ex giocatori. Cristian ha fatto anni con i giovani, con la Primavera, ha studiato, ha fatto i corsi. Ha fatto una piccola esperienza in una piazza come Parma, dove aveva meno pressione e responsabilità. È arrivato all’Inter in una situazione di instabilità ed è stato bravissimo a vincere lo scudetto al primo anno. Se mi sono congratulato? No, tutti sappiamo che lo vincerà però lo deve vincere. Non sono superstizioso ma credo molto in queste cose: finché la matematica non lo dirà non sarà fatta. Quando vincerà sarò lì a congratularmi”.

Infine, sull’inchiesta di Milano che tocca il mondo arbitrale, Mou commenta: “Mi sono fatto un’idea ma a me non piace indicare i colpevoli prima che la giustizia si esprima. In Portogallo si dice che non c’è il fumo senza il fuoco, però... speriamo. Io ho fatto battaglie più contro il sistema che contro gli arbitri”.