Ogni totalitarismo cancella la bellezza della diversità, spegne la creatività, oscura le menti, e ne nasconde i corpi. È una meticolosa e sistematica opera di cancellazione della nostra individualità, senza la quale il mondo perderebbe i suoi colori, riducendosi a una distesa piuttosto uniforme e priva di slancio. Ed è proprio contro la privazione dei diritti di libertà che il 25 aprile continua a parlare, anno dopo anno, con voce ferma. E anche quest’anno, la comunità italiana di Melbourne si è ritrovata, la scorsa domenica 26 aprile, al Calabria Club di Bulla proprio per celebrare la Festa della Liberazione. Un appuntamento che, pur lontano dalla madrepatria, conserva intatto il suo valore simbolico e civile, e richiama alla mente le pagine decisive della storia italiana, rinnovando l’impegno verso quei principi indispensabili che hanno dato forma alla nostra Repubblica. La cerimonia si è aperta con la sfilata degli stendardi delle associazioni combattentistiche e d’arma, seguita dalla deposizione della corona di fiori al monumento ai caduti. Il silenzio d’ordinanza ha avvolto i presenti in un momento di profonda riflessione, interrotto soltanto dalle note degli inni nazionali australiano e italiano. 

Il presidente dell’ANSI Felice De Lucia, nel suo discorso introduttivo, ha sottolineato come la Festa  non sia soltanto un ricordo storico, ma “un impegno collettivo a custodire i valori di libertà, democrazia e uguaglianza sanciti dalla Costituzione”. Parole che hanno fatto da filo conduttore agli interventi successivi, in un intreccio di testimonianze e riflessioni.

Particolarmente atteso l’intervento della Console Generale d’Italia per il Victoria e la Tasmania Chiara Mauri che ha richiamato il significato profondo della ricorrenza: “Il 25 aprile è un richiamo vivo ai valori che hanno reso possibile la nostra democrazia”. Un passaggio che ha trovato eco tra i presenti, soprattutto quando la Console ha sottolineato l’importanza di celebrare la Liberazione lontano dall’Italia: “Significa mantenere vivo il legame con le nostre radici e riaffermare che quei valori sono universali”.

Il riferimento alla Resistenza come movimento plurale, capace di unire persone diverse per idee e provenienza, ha offerto lo spunto per una riflessione più ampia sull’oggi. In un mondo attraversato da nuove tensioni, la libertà e la democrazia – è stato ribadito – non possono essere date per scontate. Richiedono cura, responsabilità e una vigilanza costante.

Un tema ripreso anche dal Maggiore Dino De Marchi, che ha allargato lo sguardo al contesto internazionale: “In troppe parti del mondo uomini, donne e bambini vivono ancora sotto regimi autoritari, privati dei diritti fondamentali”. Un monito che ha risuonato con forza fra i presenti. La pace d’altronde, conquistata a caro prezzo, resta sempre un equilibrio precario.

Accanto agli interventi istituzionali, non sono mancati i contributi delle associazioni. Giuseppe Paiano, presidente di Assoarma Melbourne, ha parlato di “un dovere morale da trasmettere alle nuove generazioni”, mentre il presidente del Calabria Club, Sam Sposato, ha riportato l’attenzione sul valore della comunità, augurando a tutti “una giornata da vivere in amicizia e con amore”.

Dopo la parte ufficiale, la celebrazione ha lasciato spazio alla convivialità. All’interno del club, un pranzo ricco e curato nei dettagli ha riunito i partecipanti attorno ai sapori della tradizione: antipasti, lasagne, pollo con verdure e, a chiudere, un gustosissimo gelato. E, fra una portata e l’altra, gli ospiti si sono scatenati sulla pista da ballo grazie alla voce coinvolgente di Clemente De Lucia. Così tra musica, intrattenimento e una ricca lotteria che ha animato il pomeriggio, l’atmosfera si è fatta via via più leggera, senza mai perdere il senso profondo della ricorrenza.  Ma proprio questo senso profondo riporta al cuore del messaggio della giornata. Come ribadito da alcuni ospiti, in fondo, “il vero pericolo, opposto al ricordo, resta l’indifferenza”. E questa la si può combattere in tanti modi. Si può scendere in piazza e alzare la voce, o si può, molto più silenziosamente, proteggere la memoria, ricordando i valori di libertà e democrazia, valori non negoziabili, parte di un patrimonio irrinunciabile, e tramandarli alle generazioni future. “Forse noi più anziani non siamo riusciti a trasmettere pienamente questi valori ai giovani”, ha ammesso con franchezza Giuseppe Anfuso, presidente dell’Associazione Arma Aeronautica, sottolineando però come iniziative di questo tipo siano fondamentali per colmare il divario. “Servono a preservare la memoria di chi ha combattuto per noi”, ha aggiunto, ribadendo l’urgenza di mantenere vivo il ricordo. 

Parlare e ricordare è quindi necessario. Solo così, il 25 aprile può continuare a rappresentare un argine contro ogni forma di sopraffazione. “Non si compra il silenzio, non si mette a tacere la parola altrui”, conclude Anfuso. È anche questo il messaggio che attraversa le generazioni, e che trova nel ricordo e nella commemorazione la sua forza più autentica.