WASHINGTON - Una profonda frattura interna sta segnando la gestione della guerra con l’Iran. Secondo quanto rivelato da The Atlantic, il vicepresidente JD Vance avrebbe iniziato a porre domande sempre più insistenti sulle valutazioni fornite dal Pentagono, sospettando che i vertici militari stiano edulcorando la realtà per non deludere le aspettative del presidente Donald Trump. Non si tratta ancora di uno scontro aperto, ma di un irrigidimento cautelativo da parte di Vance, convinto che il quadro operativo manchi di trasparenza.
Al centro della tensione c’è il Segretario alla Difesa Pete Hegseth. L’ex conduttore televisivo ha impresso al Pentagono uno stile comunicativo diretto: briefing fissati rigorosamente alle 8 del mattino (l’orario in cui Trump solitamente segue Fox News) e un linguaggio fatto di “vittorie schiaccianti” e avvertimenti bellicosi ai nemici.
Sebbene efficace per il pubblico televisivo, questo approccio sembra aver contagiato anche i vertici riservati alla Casa Bianca. Vance, tuttavia, non gradisce i toni propagandistici quando il tema riguarda dati tecnici e scorte di munizioni, ambiti su cui Hegseth tenderebbe a sorvolare.
Nonostante le dichiarazioni trionfali del Pentagono (che ha annunciato almeno sette volte la distruzione delle difese iraniane) i dati dell’intelligence Usa descrivono uno scenario differente. Teheran conserverebbe infatti ancora i due terzi della sua aviazione e la maggior parte dei sistemi di lancio missilistico, mentre le sue imbarcazioni veloci restano una minaccia concreta per la posa di mine nello Stretto di Hormuz.
In questo contesto, Vance ha espresso forte preoccupazione per l’uso massiccio di missili Tomahawk e JASSM, temendo che l’attuale conflitto stia svuotando i magazzini strategici necessari per difendere Taiwan dalla Cina, la Corea del Sud dal Nord e l’Europa dalla Russia.
La partita tra il vicepresidente e il Segretario alla Difesa rappresenta anche una sfida di sopravvivenza politica. JD Vance appare freddo sul conflitto perché teme che un prolungamento della guerra o un indebolimento della difesa nazionale possano compromettere la sua corsa presidenziale nel 2028. La posizione di Pete Hegseth, invece, dipende interamente dal mantenere alto l’entusiasmo di Trump, il quale secondo alcune fonti appare spesso annoiato dalle analisi militari troppo lunghe o complesse.
Tra oggi e domani, Hegseth dovrà affrontare la prova più difficile: le audizioni davanti alle commissioni Forze Armate di Camera e Senato. Al Senato, in particolare, la sua riconferma è tutt’altro che certa. Il senatore repubblicano Thom Tillis è stato durissimo, paragonando l’inesperienza di Hegseth a quella dell’ex Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, recentemente rimossa da Trump. “Hegseth non ha l’esperienza per gestire una burocrazia così complessa,” ha dichiarato Tillis, ricordando che il Segretario, come ufficiale, non ha mai guidato gruppi superiori alle 40 persone.