NEW YORK - Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu interviene oggi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, al centro di una visita lampo segnata da severe misure di sicurezza, un duro scontro politico con il sindaco della città Zohran Mamdani e un’ondata di proteste.
Netanyahu è atterrato negli Stati Uniti presso una base aerea militare nel New Jersey. La sua permanenza a New York sarà estremamente breve: rimarrà in città solo poche ore, senza trascorrervi la notte, e ripartirà per Israele in serata subito dopo il suo discorso al Palazzo di Vetro, previsto per le 14:00 ora locale.
Secondo il canale israeliano Channel 13, la decisione di rientrare immediatamente è stata raccomandata dopo una valutazione dei quadri informativi d’intelligence e specifiche segnalazioni di pericolo. L’emittente Yedioth Ahronoth aggiunge che la scelta è legata anche al timore delle proteste, mentre l’ufficio del premier ha motivato la partenza anticipata con la necessità di rientrare prima dell’inizio della festività di Sukkot.
Prima del suo intervento, Netanyahu incontrerà i presidenti di Argentina, Bolivia, Paraguay, Panama ed Etiopia, il vicepresidente della Colombia e i primi ministri di Grecia, Slovenia e Papua Nuova Guinea. Non è invece previsto alcun incontro con Donald Trump o esponenti della sua amministrazione.
Per quanto riguarda l’intervento dell’Autorità palestinese, il presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) si rivolgerà all’Assemblea tramite un video pre-registrato, dopo che gli Stati Uniti gli hanno negato il visto per il secondo anno consecutivo.
Netanyahu ha già anticipato le linee del suo intervento. In un video pubblicato sul suo profilo X prima della partenza, ha dichiarato che “si sentono le cose terribili che vengono diffuse lì e in altri luoghi del mondo. Lotterò contro le menzogne. Lotterò per la verità dei nostri soldati, del nostro Stato. Sì, e ci saranno anche delle sorprese”.
Secondo quanto riferito da The Times of Israel e Canale 12, il premier intende respingere le pressioni internazionali sugli insediamenti israeliani e sulla violenza dei coloni in Cisgiordania (giunte dopo che 12 Paesi occidentali hanno annunciato restrizioni commerciali) e difendere la condotta delle forze armate sia a Gaza che in Cisgiordania.
Parallelamente, l’ufficio di comunicazione del premier ha promosso una campagna pubblicitaria a Manhattan, esponendo 500 cartelloni nel cuore della città e su decine di camion con il messaggio: “Da che parte state - Israele e Usa o Iran e Hamas?“. L’ufficio di Netanyahu ha reso noto che “i messaggi della campagna riguardano la minaccia che il regime terroristico iraniano rappresenta per il mondo libero, e l’attività congiunta di Usa e Israele contro di esso”.
La visita si svolge in un clima di forte tensione politica con il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Nei mesi scorsi, Mamdani (primo sindaco musulmano della città) ha definito Netanyahu un “criminale di guerra e autore di un genocidio atroce”, chiedendo all’amministrazione federale di dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale.
Una commissione delle Nazioni Unite ha anch’essa affermato che le azioni di Israele costituiscono un genocidio, all’interno di un conflitto in cui le autorità sanitarie di Gaza stimano circa 74.000 vittime palestinesi dall’ottobre 2023.
Nelle ultime settimane, tuttavia, Mamdani ha chiarito la portata dei suoi poteri. “La città non ha la competenza per eseguire il mandato di arresto emesso nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale; tuttavia, l’Amministrazione federale sì ce l’ha. E sebbene abbiano chiarito di opporsi all’esistenza stessa della Corte penale internazionale, continuo a ritenere importante avere una visione di come possa essere la giustizia al di là della politica attuale e vigente”, ha spiegato il sindaco a El País, assicurando che la città applicherà i consueti protocolli di sicurezza per i dignitari esteri.
Dal canto suo, Trump ha ribadito che l’amministrazione non agirà contro il leader israeliano, affermando che non sarebbe stato arrestato “in nessun caso e in nessuna circostanza”.
Lo scontro si è inasprito dopo un’ulteriore intervista di Mamdani alla Cnn. Netanyahu ha risposto con un video sui social affermando che al sindaco “dovrebbe vergognarsi di sostenere i mostri terroristi di Hamas che hanno massacrato il nostro popolo. Dovrebbe vergognarsi di incitare alla rivolta contro gli ebrei di New York”.
Mamdani ha replicato seccamente davanti alla stampa: “Sappiamo tutti che ciò che ha detto il primo ministro in quel video non è vero”. Il sindaco, che ha difeso la causa palestinese pur condannando l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 come un “orribile crimine di guerra”, ha respinto le accuse di antisemitismo, affermando che le sue critiche al premier non interferiscono con la tutela della comunità ebraica newyorchese: “La responsabilità delle sue azioni ricade esclusivamente su di lui”.
New York, sede della più grande comunità ebraica fuori da Israele, è da mesi uno degli epicentri delle tensioni sociali legate al conflitto, divise tra il sostegno al governo israeliano e le posizioni dei gruppi progressisti e propalestinesi. In occasione della presenza di Netanyahu, la città è attraversata da una fitta serie di mobilitazioni e sit-in che da Bryant Park si snodano fino alla sede delle Nazioni Unite a Turtle Bay.
Il sindaco Mamdani ha confermato che non parteciperà ad alcuna manifestazione. Rispondendo alle accuse di aver incitato le piazze, ha ribadito: “Non ho mai incoraggiato i newyorkesi a manifestare. Quello che ho sempre detto loro è che hanno il diritto di farlo in città”.