GENOVA - L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci è stato condannato in primo grado a 12 anni per il crollo del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto 2018 e costato la vita a 43 persone. La Procura aveva chiesto per lui 18 anni e 6 mesi.
I giudici hanno condannato anche altri ex vertici di Aspi e Spea. A Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi, sono stati inflitti 11 anni, a fronte di una richiesta di 15 anni e 6 mesi. Per Paolo Berti, ex numero due, la condanna è di 5 anni e 6 mesi. Stessa pena per Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea. Il pm aveva chiesto rispettivamente 12 anni e 6 mesi per Berti e 7 anni per Galatà.
Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato condannato a cinque anni di reclusione.
La sentenza arriva dopo un processo durato quattro anni, iniziato il 7 luglio 2022. Nel corso del dibattimento sono state celebrate 284 udienze, ascoltati 282 testimoni e quattro periti. I pm avevano chiesto complessivamente circa 400 anni di carcere per 56 imputati e una assoluzione.
Il crollo avvenne alle 11.36 del 14 agosto 2018, durante un violento temporale. Il cedimento di uno strallo provocò il collasso della campata della pila 9 del viadotto Polcevera, infrastruttura dell’A10 progettata dall’ingegnere Riccardo Morandi e inaugurata nel 1967. Oltre alle 43 vittime, il disastro causò 566 sfollati.
La difesa di Castellucci annuncia battaglia in appello. “Si è cercato il colpevole ma non la colpa. Castellucci è stato condannato senza colpa. La sua unica colpa è quella di essere innocente – ha detto l’avvocato Giovanni Paolo, legale dell’ex ad di Aspi –. Seguiteremo a combattere per la sua innocenza e siamo sicuri che l’appello rimedierà a quello che riteniamo un errore”.
Più prudente il commento dei familiari delle vittime. “Non siamo avvocati e non possiamo commentare. La condanna a 12 anni ci può stare, ma dobbiamo capire tutto il resto, perché c’erano tanti imputati”, ha detto Egle Possetti, portavoce del Comitato parenti vittime.
Per il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, la sentenza segna “un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia” per la tragedia del ponte Morandi. “Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie”, ha affermato.
Rixi ha sottolineato che il crollo “non è stato una fatalità”, ma il risultato di “gravi errori e omissioni” da parte di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza. Il viceministro ha però aggiunto che otto anni per arrivare a una sentenza di primo grado sono “un tempo lunghissimo”, soprattutto per chi ha atteso giustizia, convivendo con il dolore.
Dopo il crollo, le pile 10 e 11 del viadotto furono abbattute con un’esplosione controllata il 28 giugno 2019. Il nuovo ponte San Giorgio, costruito su progetto di Renzo Piano, è stato inaugurato il 3 agosto 2020.