CANBERRA – Il recupero della produttività australiana richiederà anni, non mesi, ha ammesso il ministro del Tesoro Jim Chalmers dopo nuovi dati che confermano la persistente debolezza di uno dei principali problemi strutturali dell’economia.

Secondo l’Australian Bureau of Statistics (ABS), la produttività è rimasta invariata nel secondo trimestre ed è diminuita dello 0,2 per cento nell’arco dell’anno.

Chalmers ha riconosciuto che il dato resta motivo di seria preoccupazione, ma ha ricordato che si tratta di una difficoltà sviluppatasi nell’arco di due decenni.

“È un problema ventennale che richiederà più di 12 mesi, o anche più di un paio d’anni, per essere invertito”, ha dichiarato ospite di ABC.

Il ministro del Tesoro ha aggiunto che difficoltà analoghe interessano numerose economie avanzate, con la possibile eccezione degli Stati Uniti.

Il quadro è reso più complesso dai dati sul PIL diffusi ieri, che hanno mostrato una crescita del 2,1 per cento nell’anno fino a giugno, superiore alle previsioni della Reserve Bank of Australia (RBA).

Chalmers ha sottolineato come la domanda privata abbia recuperato più rapidamente del previsto e sia ormai il principale motore della crescita interna.

La maggiore tenuta dell’economia, insieme a un’inflazione più alta delle attese, ha però rafforzato le aspettative di nuovi rialzi dei tassi d’interesse.

Ieri, il rendimento dei titoli di Stato australiani a dieci anni è salito al 5,2 per cento, il livello più alto da 15 anni.

Secondo l’economista capo di AMP Shane Oliver, il movimento riflette in parte l’aumento dei rendimenti globali, soprattutto negli Stati Uniti, dove il livello del debito pubblico sta suscitando crescente preoccupazione sui mercati.

Anche gli investitori australiani stanno però incorporando nelle quotazioni una politica monetaria più restrittiva.

I mercati attribuiscono ora una probabilità del 78 per cento a un nuovo rialzo della RBA a settembre e considerano praticamente certo almeno un aumento entro la fine dell’anno. Un ulteriore intervento entro la metà del 2027 viene valutato con una probabilità vicina all’80 per cento.

L’aumento dei rendimenti avrebbe conseguenze anche per il bilancio federale.

Con un debito superiore a mille miliardi di dollari, il Dipartimento del Tesoro si trova a far fronte a costi di finanziamento crescenti.

Oliver ha ricordato che gli interessi sul debito pubblico sono già una delle voci di spesa in più rapida crescita e potrebbero aumentare la necessità di contenere la spesa.

Nelmanovra economica di maggio Chalmers aveva individuato 64 miliardi di dollari di riduzioni lorde, in larga parte collegate al NDIS, ma una parte dei risparmi è già in ritardo per la mancata approvazione tempestiva delle relative norme.

Oliver ritiene che una riduzione più decisa della spesa aiuterebbe non soltanto a contenere deficit e interessi futuri, ma anche a raffreddare la domanda pubblica che contribuisce all’inflazione.

Paul Bloxham, economista di HSBC, ha osservato che la crescita annua del 2,1 per cento supera il “limite di velocità” del 2 per cento utilizzato dalla RBA.

Secondo Bloxham, la Banca centrale potrebbe essere costretta ad aumentare i tassi altre due volte, a settembre e poi a novembre o dicembre, con il rischio di una flessione complessiva dei prezzi delle abitazioni del 13 per cento dal massimo al minimo del ciclo.