HELSINKI - Tensione alle stelle ai confini orientali dell’Europa dopo il raid russo che domenica 13 settembre ha colpito un treno passeggeri a soli due chilometri dal confine con la Polonia. L’episodio ha scosso i vertici europei riuniti in Finlandia per l’European Arctic Summit, trasformando l’incontro di Rovaniemi in un fronte comune contro l’escalation di Mosca.
“In Europa la pace è a rischio, occorre considerare seriamente questa minaccia”, ha allertato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ribadendo poi via social: “Prendiamo sul serio la nostra sicurezza e preserveremo la pace: al Vertice dell’Ue sull’Artico si parla della nostra libertà e sovranità come europei. Siamo uniti, nell’estremo Nord, come vicini del Mar Baltico e sotto la pressione di attacchi ibridi permanenti”.
Il raid si è verificato nei pressi della stazione di Yahodyn, nella regione ucraina di Volinia, lungo la direttrice ferroviaria che collega Kiev a Varsavia. Un drone russo ha centrato la locomotiva di un convoglio passeggeri diretto verso la capitale polacca, precedentemente evacuato a seguito dell’allarme, evitando così vittime. Nella medesima area, a meno di un chilometro dal valico di Yahodyn-Dorohusk, un secondo attacco ha colpito una stazione di servizio e diversi veicoli.
L’azione ha assunto una forte rilevanza geopolitica per la concomitanza con il passaggio di importanti figure internazionali. Il drone ha colpito pochi minuti dopo il transito di un convoglio diplomatico con a bordo l’ex primo ministro britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e diversi consiglieri di sicurezza europei, di rientro dal forum Yalta European Strategy a Kiev. Negli stessi istanti, all’interno della stazione si trovava su un altro treno anche l’ex direttore della CIA David Petraeus, che ha dichiarato al New York Times: “Per chi non è mai stato sotto il fuoco nemico, è stato terrificante... Questo è l’atto di un leader veramente barbaro che cerca di terrorizzare i civili ucraini”.
Sebbene l’azienda ferroviaria Ukrzaliznytsia abbia ipotizzato che il bersaglio originale potesse essere proprio il treno diplomatico, non vi sono conferme pubbliche ufficiali. Bildt ha precisato che il proprio convoglio aveva già varcato il confine polacco e che quello successivo è stato fatto evacuare in tempo grazie ai sistemi di allerta.
Da Mosca, le autorità hanno sostenuto di aver mirato a snodi usati per il trasporto di materiale militare, ma l’impatto sul treno civile ha sollevato la ferma condanna di Kiev. Il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di un attacco “deliberato”, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, invece, ha evidenziato come l’aggressione “bussi alla porta” di Ue e Nato. Ferma anche la condanna di Boris Johnson, che ha definito il raid “casuale e insensato”.
I leader europei concordano nel leggere l’accaduto come un atto di pressione strategica. L’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha affermato che il raid contro il treno al confine tra Ucraina e Polonia “è un messaggio al mondo occidentale”.
Kallas ha spiegato che “l’intento fosse chiaramente quello di dissuadere i Paesi occidentali dal sostenere l’Ucraina o dal recarvisi per manifestare solidarietà. (...) Come dobbiamo interpretare quel messaggio? Ritengo che dovremmo agire in modo opposto. Dobbiamo dimostrare di essere al fianco dell’Ucraina e di non lasciarci intimidire, perché altrimenti la Russia otterrà esattamente ciò che vuole: la sottomissione dell’Ucraina. Come ho già detto più volte, questo non è il loro obiettivo finale; puntano a molto di più. Dobbiamo mantenere una posizione ferma su questo punto”, ha rimarcato.
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, secondo cui gli attacchi nel fine settimana, giunti in concomitanza con un importante forum di sostegno economico a Kiev a cui partecipavano diplomatici e imprenditori, hanno “un obiettivo molto chiaro: intimidire gli europei, scoraggiarli e soprattutto dividerli”.
Particolarmente duro è stato il monito giunto da Varsavia. Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha affidato a X un avvertimento diretto al Cremlino: “In caso di aggressione russa alla Nato, grazie alla nostra superiorità aerea, l’aviazione della parte europea della Nato sarebbe in grado, anche senza la partecipazione degli Stati Uniti, di distruggere metà delle raffinerie russe più velocemente di quanto sta facendo l’Ucraina”.
Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato la determinazione a proseguire le operazioni sul campo, affermando che la spinta militare non si arresterà: “La Russia sta effettivamente migliorando la sua avanzata giorno dopo giorno e si sta muovendo costantemente verso il raggiungimento dei suoi obiettivi. Questo slancio continuerà; nessuno dovrebbe avere dubbi al riguardo”, ha dichiarato citato da Ria Novosti.
Peskov si è inoltre espresso positivamente riguardo alla richiesta avanzata dal presidente statunitense Donald Trump al leader ucraino Zelensky di interrompere i raid sulle raffinerie di gasolio: “Naturalmente, non possiamo che accogliere con favore qualsiasi richiesta al regime di Kiev di interrompere gli attacchi contro le infrastrutture economiche pacifiche”, ha spiegato il portavoce, aggiungendo che Vladimir Putin ha apprezzato anche la disponibilità mostrata dal presidente cinese Xi Jinping e dal primo ministro indiano Narendra Modi nel favorire il processo di pace.