CANBERRA - Il documento, pubblicato ieri, ha dato ulteriore spinta ai piani del governo Albanese per aggiornare il target di riduzione delle emissioni al 2035, ma ha provocato una frattura profonda tra le fila dell’opposizione.

Andrew Hastie, portavoce ombra per gli Affari Interni e figura di spicco dell’ala conservatrice liberale, ha dichiarato di essere pronto a dimettersi dal frontbench o ad essere rimosso se il partito non abbandonerà l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. “Ho piantato la mia bandiera”, ha detto Hastie ad ABC Radio, ribadendo che la sua priorità resta “costruire un’Australia più forte, più sicura e più competitiva”.

La presa di posizione del deputato del Western Australia ha trovato sostegno nel senatore nazionale Matt Canavan, da tempo critico dello Zero Netto. Canavan ha messo in discussione la scientificità del rapporto, accusandolo di seminare paura: “Sembra il Libro di Daniele più che un rapporto governativo. Mi aspetto analisi sobrie e non visioni apocalittiche”.

Le tensioni non si fermano qui. Tim Wilson, esponente liberale moderato e promotore del piano per raggiungere Net Zero nel periodo del governo Morrison, ha minimizzato la necessità di ulteriori tagli drastici alle emissioni, sostenendo che le priorità dei cittadini restano la stabilità dei prezzi e la sicurezza energetica.

Nel frattempo, il governo federale insiste sull’urgenza del problema. Il primo ministro Anthony Albanese ha definito la valutazione del rischio climatico “una sveglia per chi nega la realtà del cambiamento climatico”, avvertendo che i costi per i pagamenti di emergenza potrebbero aumentare di 40 miliardi di dollari l’anno. Il rapporto prevede un forte incremento delle morti legate alle ondate di calore e fino a 1,5 milioni di persone colpite da eventi estremi sulle coste e dall’innalzamento del livello del mare entro il 2050.