CANBERRA - Secondo l’Australian Bureau of Agricultural Resource and Economics and Sciences (ABARES), la carne bovina e ovina, insieme ai prodotti lattiero-caseari, stanno trainando la crescita, mentre la produzione agricola legata ai cereali mostra segnali di flessione.

Nel terzo trimestre di quest’anno 2025, l’ABARES prevede che il comparto del bestiame raggiungerà i 41,6 miliardi di dollari, con un aumento di 1,1 miliardi solo nel 2025-26. A contribuire maggiormente saranno macellazioni di ovini e caprini (+500 milioni), latte (+400 milioni) e bovini (+200 milioni). Anche pollame, suini e uova crescono di 200 milioni, grazie a volumi più elevati che compensano prezzi più bassi.

Sul fronte opposto, la produzione agricola complessiva dei cereali è attesa in calo, penalizzata da prezzi interni in discesa nonostante una lieve crescita dei volumi. Le piogge di luglio hanno favorito South Australia e Victoria, ma in alcune aree del New South Wales la stagione invernale ha avuto un avvio lento con livelli di umidità del suolo relativamente bassi.

Il valore totale delle colture, pur previsto in discesa rispetto al 2024-25, rimarrebbe comunque il terzo più alto mai registrato. L’ABARES sottolinea che le condizioni stagionali favorevoli dell’inverno e le prospettive positive per la primavera sosterranno produzioni robuste.

Julie Collins, ministro per l’Agricoltura, la Pesca e la Silvicoltura, ha accolto i dati come prova della capacità degli agricoltori australiani di mantenere competitività e qualità: “La crescita continua del settore è una buona notizia per i nostri produttori, per le economie regionali e per le nostre relazioni commerciali. Questo risultato record è frutto non solo della domanda globale per i nostri prodotti di livello mondiale, ma anche della collaborazione tra governo e industria”.

Gli esperti segnalano tuttavia che il primato maschera una certa fragilità: il peso crescente del bestiame rispetto ai cereali rende l’equilibrio del settore dipendente da fattori esterni come la domanda internazionale e i mercati di esportazione. Per gli agricoltori, il record di quest’anno rappresenta un successo, ma anche un monito sulla necessità di politiche mirate a bilanciare stabilità e crescita.