ROMA - Gli inviati di Report dicono no “a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno” alla guida del programma, mentre si attende la decisione della Rai sulla possibile sostituzione di Sigfrido Ranucci.
In un documento diffuso nelle ultime ore, i giornalisti della trasmissione sostengono che qualsiasi scelta diversa da una soluzione interna sarebbe considerata “ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento” del programma.
“È ormai evidente”, si legge nel documento, “come l’annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico”.
Gli inviati accusano alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza di avere preso di mira la trasmissione, i suoi giornalisti e le principali inchieste mandate in onda, usando come pretesto l’indagine giudiziaria sull’attentato contro Ranucci. L’obiettivo, secondo la redazione, sarebbe “delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico”.
I giornalisti auspicano quindi che la Rai tuteli “uno dei suoi marchi più prestigiosi”, sia sul piano della qualità sia su quello degli ascolti, e continui a garantire al programma l’autonomia riconosciuta nelle democrazie europee alle trasmissioni di giornalismo investigativo.
“Alla luce della ridda di nomi circolati nelle ultime settimane”, prosegue il documento, “esprimiamo la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report”. Per gli inviati, all’interno della redazione ci sono già “le professionalità necessarie” che in questi anni hanno fatto funzionare il programma.
Intanto prosegue il filone giudiziario sull’attentato contro Ranucci. A Rebibbia sono previsti gli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro arrestati indicati come presunti esecutori materiali dell’attentato. Gli altri due sono Saverio Mutone e Marika De Filippis, moglie di D’Avino e ai domiciliari.
In una posizione diversa ci sono Valter Lavitola, ritenuto dagli inquirenti il presunto mandante dell’attentato, e Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense indicato come intermediario tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente eseguito l’azione.
“Oggi i nostri assistiti risponderanno alle domande del pubblico ministero che ha richiesto i due interrogatori”, afferma l’avvocato Generoso Pagliarulo, che difende tre dei quattro arrestati insieme al collega Antonio Falconieri.
Secondo il legale, uno degli obiettivi degli interrogatori sarà “cercare di far cadere l’aggravante mafiosa”, chiarendo dettagli che, a giudizio della difesa, potrebbero escluderla. Gli indagati, aggiunge, forniranno la loro versione dei fatti, che per la difesa sarà “un contributo decisivo” alla valutazione dei magistrati.
Pagliarulo contesta anche la permanenza in carcere degli arrestati. “Per noi non dovrebbero stare in carcere a prescindere, già da tempo”, afferma, sostenendo che non vi sarebbe pericolo di fuga e che l’eventuale rischio di reiterazione potrebbe essere affrontato con misure meno afflittive.