MELBOURNE – La riforma del sistema elettorale del Victoria è destinata a cambiare gli equilibri della Camera alta, mettendo sotto pressione soprattutto i micropartiti che negli ultimi anni hanno beneficiato dei group voting tickets (GVT).

Il Parlamento del Victoria ha approvato l’abolizione dei GVT con 33 voti favorevoli e quattro contrari. La modifica entrerà in vigore già alle elezioni statali di novembre. Gli elettori non potranno più scegliere un solo partito sopra la linea e affidare a quest’ultimo la distribuzione delle preferenze: dovranno invece indicare almeno cinque partiti in ordine di preferenza.

Il Victoria era l’ultimo Stato australiano a mantenere questo sistema, da tempo contestato perché consentiva ai partiti di stringere accordi sulle preferenze e, in alcuni casi, permetteva a candidati con un numero molto ridotto di voti primari di conquistare un seggio.

Secondo l’analista elettorale Antony Green, nell’ultimo decennio circa 20 candidati sono stati eletti con meno del 6% dei voti, alcuni con appena l’1%, superando concorrenti con un consenso più ampio grazie agli accordi sulle preferenze. Con il nuovo sistema, ha spiegato Green, saranno invece gli elettori ad avere un controllo diretto sulla distribuzione delle preferenze.

A essere maggiormente penalizzati potrebbero essere proprio i piccoli partiti. I quattro parlamentari che hanno votato contro la riforma, Georgie Purcell dell’Animal Justice Party, Rachel Payne di Legalise Cannabis, David Limbrick dei Libertarians e Jeff Bourman degli Shooters, Fishers and Farmers, appartengono tutti a formazioni che hanno beneficiato del precedente meccanismo.

Purcell ha riconosciuto che la riforma riduce “significativamente” le sue possibilità di rielezione, ma ha assicurato che la partita non è ancora chiusa. Anche Payne e Limbrick hanno confermato l’intenzione di ricandidarsi.

I tre parlamentari sostenevano l’abolizione dei GVT solo nel quadro di una riforma più ampia della Camera alta, con la cancellazione delle otto circoscrizioni e la creazione di un unico collegio statale da 40 seggi. Una modifica che richiederebbe però un referendum.
Secondo le proiezioni di Green, il nuovo sistema potrebbe rafforzare i partiti maggiori senza garantire loro il controllo della Camera alta. 

La principale incognita è One Nation, che con un consenso vicino al 20% dei voti primari potrebbe conquistare tra otto e nove seggi. In questo scenario, anche un eventuale governo liberale con una maggioranza alla Camera bassa potrebbe essere costretto a fare affidamento sul partito di Pauline Hanson per approvare le proprie leggi nella Camera alta.

La riforma sembra aver modificato anche il rapporto tra Purcell e il governo. La deputata, che in passato aveva mantenuto una relazione generalmente costruttiva con l’esecutivo, ha intensificato le critiche dopo l’abolizione del sistema di preferenze che aveva contribuito alla sua elezione.

L’ultimo scontro riguarda l’approvazione dell’Outdoor Recreation Victoria Bill, una legge fortemente contestata dall’Animal Justice Party e dalle organizzazioni per la tutela degli animali, dell’ambiente e della fauna selvatica.

Il provvedimento prevede la fusione della Game Management Authority e della Victorian Fisheries Authority in una nuova agenzia, Outdoor Recreation Victoria, che avrà sia il compito di promuovere sia quello di regolamentare il settore. Per Purcell, si tratta di un grave conflitto di interessi e della creazione di una “super agenzia per la caccia”.

La parlamentare ha attaccato direttamente il premier Ben Carroll, accusandolo di aver avuto l’opportunità di distinguersi dalla sua predecessora Jacinta Allan e di aver invece scelto di non ritirare il provvedimento.

“È una decisione codarda di un premier codardo”, ha dichiarato Purcell, sostenendo che Carroll avrebbe ceduto alle pressioni della lobby delle armi. Ancora più duro il giudizio finale: “Ben Carroll ha ragione. Non è Jacinta Allan: è peggio”.