WASHINGTON - Rudy Giuliani, l’81enne ex sindaco di New York e figura chiave dell’entourage di Donald Trump, è ricoverato da domenica scorsa in ospedale. Il suo portavoce, Ted Goodman, lo ha descritto come un “combattente che ha affrontato ogni sfida con forza incrollabile e lo sta facendo anche adesso”, precisando che le sue condizioni appaiono “gravi ma stabili”. Sebbene non siano state fornite informazioni ufficiali sulla causa del ricovero, la notizia ha scosso profondamente il panorama politico statunitense. 

Il presidente Donald Trump, legato a Giuliani da una storica amicizia e da anni di collaborazione politica, ha dedicato all’ex sindaco un lungo post sul social Truth. Nel suo messaggio, Trump ha attribuito indirettamente ai democratici la responsabilità del declino fisico dell’amico: “Rudy è stato trattato in modo orribile dai democratici della sinistra radicale, ma lui aveva ragione su tutto”.  

Trump ha poi rincarato la dose, citando le controversie elettorali: “Hanno truccato le elezioni, inventato centinaia di storie, fatto di tutto per distruggere il nostro Paese e adesso guardate Rudy”. Il post si è concluso con un tono affettuoso: “È un combattente straordinario che ama veramente il nostro Paese, e Melania e io preghiamo per lui e per la sua meravigliosa famiglia. Guarisci presto, Rudy!”. 

La parabola di Giuliani lo ha visto trasformarsi da “Sindaco d’America” a figura divisiva della destra repubblicana. La sua ascesa era iniziata come celebre procuratore federale per il distretto Sud di New York tra il 1983 e il 1989, per poi proseguire come sindaco della città dal 1994 al 2001, periodo in cui ottenne fama mondiale per la leadership ferma mostrata durante gli attacchi terroristici dell’11 settembre.  

Con l’era Trump, a partire dal 2017, è diventato il consigliere più stretto del presidente, guidando la battaglia legale per contestare i risultati delle elezioni del 2020. Questa attività lo ha portato a subire accuse penali in diversi Stati e a perdere una causa per diffamazione contro le funzionarie elettorali della Georgia, Ruby Freeman e Shaye Moss, accusate falsamente di frode.  

Nel pieno del declino, dopo essere stato condannato a risarcire le donne con 148 milioni di dollari, Giuliani è stato infine graziato da Trump lo scorso novembre, una mossa che lo ha sollevato dalle conseguenze legali ma non dalle critiche. 

Il ricovero ha riacceso le feroci polemiche tra la base trumpiana (Maga) e il conduttore televisivo Jimmy Kimmel, da tempo nel mirino dei sostenitori del presidente. Recentemente, Kimmel era stato aspramente criticato per aver definito Melania Trump una donna con il “bagliore di una vedova in attesa”, alludendo alla differenza d’età tra lei e il marito. La tensione era già altissima dopo l’attentato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, con i sostenitori di Trump che accusavano Kimmel di aver ispirato l’aggressore con le sue battute. 

Giuliani stesso, nel suo podcast, aveva definito Kimmel “uno degli esseri umani più disgustosi di questo Paese” e “un idiota incompetente”. La replica del comico era stata durissima, ricordando con sarcasmo alcuni dei momenti più imbarazzanti dell’ex sindaco, come la conferenza stampa tenuta accidentalmente fuori da un sexy shop (Four Seasons Total Landscaping) e il celebre episodio dell’inchiostro per capelli che gli colava sul viso durante una diretta. 

Dopo la notizia della malattia, i sostenitori di Trump non hanno perdonato a Kimmel i suoi passati sberleffi, in particolare la battuta in cui definiva Giuliani un uomo “risorto dalla tomba”. Il podcaster di destra Benny Johnson ha commentato duramente su X: “Perché Kimmel scherza sempre sulla morte?“.  

Questo nuovo capitolo di scontri conferma quanto la figura di Giuliani resti, anche in un momento di fragilità personale, un catalizzatore delle profonde divisioni del Paese.